Mustapha, Mimmo, Filippo, Cinzia, Nicolò, Giuseppe A, Akli, Giuseppe Z., Amuda, Antonio, Franco, Pasquale e Fabio.
Tutti insieme, gratuitamente, hanno lavorato ininterrottamente per quattro giorni consecutivi, insieme con il titolare, Enzo Spizzico, per rimettere in sesto e riaprire al pubblico La capannina, il ristorante semi distrutto dall'incendio doloso dell’alba dello scorso 3 giugno, con un danno procurato di almeno 150mila euro.
«Le ferite sono ancora aperte - dice il titolare -, ma lo spirito con il quale questi ragazzi, senza chiedere nulla in cambio, si sono rimboccati le maniche e hanno lavorato insieme con me, giorno e notte, per rimettere tutto a posto, va elogiato. E non lo dico perché il locale ha ripreso a lavorare, seppure in maniera ridotta, ma perché credo che da questa storia emerga un esempio positivo, virtuoso, di operosità che tutta la città dovrebbe assumere come modello. Ecco perché sento di ringraziare soprattutto questi ragazzi, che sanno che anche da questo gesto dipende il futuro dell'attività, e quindi anche loro, e tutti i clienti che, nel frattempo, ci hanno espresso solidarietà e vicinanza».
Il dolore per quello che è successo è ancora forte, il danno enorme, ritornare alla normalità non sarà semplice, la stagione estiva s’è salvata in qualche modo (pur perdendo numerose prenotazioni per mancanza di spazi e servizi), ma quello invernale, senza una struttura coperta è davvero a rischio. «Tuttavia - prosegue Spizzico - abbiamo intrapreso un percorso di ottimismo e forza di volontà, e su questa strada vogliamo insistere».
Per il momento, la zona in cui insisteva il gazebo distrutto dalle fiamme dolose non è utilizzabile. L’intera struttura è stata rimossa, ma la pavimentazione in piastrelle non è agibile: bisognerà rimuoverle tutte e badare a stendere un piano uniforme di asfalto, o altro materiale calpestabile, utile per tornare a destinare quello spazio al pubblico.
Nel frattempo, le indagini dei carabinieri proseguono, ma non sembra abbiano tuttora sortito sviluppi particolari circa gli autori del vile gesto criminoso. Come si ricorderà, il titolare aveva riferito la circostanza secondo cui, già la settimana precedente al drammatico rogo, vi fosse stato prima un tentativo di incendio doloso, andato a vuoto, segno del fatto che il locale, pur non ricevendo minacce, né richieste estorsive, fosse ormai diventato il bersaglio di un’azione criminosa programmata.




