Il problema non trova precedenti nella storia delle elezioni in città: infatti, per la prima volta, a distanza di ben cinque settimane dall'avvenuto ballottaggio, presidenti, segretari e scrutatori delle cinquantatre sezioni elettorali di Trani ancora non sono stati liquidati.
Già alla fine del primo turno, abbinato con le elezioni regionali, l'attesa si era protratta oltre il solito, tanto che la liquidazione partì “solo” il 22 giugno, a ballottaggio nel frattempo già ampiamente concluso. Subito dopo, però, è calato il silenzio con riferimento alle competenze maturate per il secondo turno, che ha riguardato gli stessi operatori già impegnati il 31 maggio. E per tutti questi giorni, a chi si reca sul posto con la speranza di incassare quanto atteso (150 euro per i presidenti, 120 per gli altri componenti), gli operatori della tesoreria comunale si limitano a rispondere di non avere avuto comunicazioni da Palazzo di città circa modi e tempi della seconda liquidazione.
Una lettera in redazione, a firma della signora Francesca P., fa capire che, ormai, la pazienza è al limite. Eppure, chi con maggiore celerità e perizia, chi meno, tutti hanno regolarmente portato a termine il compito loro assegnato. Anzi, nel corso delle operazioni di voto, presidenti, segretari e scrutatori erano stati più volte richiamarti all’osservanza scrupolosa delle norme da seguire.
Addirittura, alcuni di loro, erano stati rimproverati da dipendenti e personale comunale per avere, a loro dire senza alcuna autorizzazione, utilizzato sedie e banchi scolastici, accatastati in parti comuni di alcuni plessi, per fare sedere i rappresentanti di lista o disporre schede scrutinate secondo criteri che i presidenti, nella loro massima autonomia, avevano scelto di adottare non trovando sufficienti i tavoli rilasciati loro in dotazione.
L’assessore al ramo, Angelo De Biase, da noi contattato, ha fatto sapere che oggi avrebbe ottenuto la documentazione sul punto, che già aveva richiesto, così da illustrare quali siano le cause del disservizio ed i tempi dell’auspicata liquidazione.
Allo stato, peraltro, sembra di comprendere che, all’origine, vi sia un problema di copertura finanziaria nella determinazione dirigenziale approvata lo scorso mese di maggio, e che aveva previsto due impegni di spesa distinti a seconda del fatto se si fosse andati o meno al ballottaggio.


