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Diffamazione, calunnia e truffa: la Procura di Trani chiude le indagini a carico dell'ex presidente del collegio sindacale di Amiu. La replica del difensore di D'Amore

Il pubblico ministero presso la Procura della Repubblica di Trani, Luigi Scimè, ha notificato l'avviso di conclusione delle indagini a carico di Francesco Paolo D'Amore, già presidente del collegio sindacale di Amiu Spa, al quale vengono contestati i reati di diffamazione, calunnia e truffa, con riferimento a questioni inerenti la conduzione dell'azienda nella quale svolgeva l'incarico di revisore dei conti.

In particolare, il 29 agosto 2013, avrebbe proposto una denuncia sotto falso nome, con firma apocrifa riferibile a Giovanni Di Leo, con la quale accusava, «pur sapendoli innocenti», l’ingegner Michele Zecchillo e Antonello Ruggiero (che all'epoca dei fatti ricoprivano, rispettivamente, il ruolo di dirigente tecnico ed amministratore unico di Amiu) di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di diversi reati, offendendo contestualmente l'onore degli stessi con espressioni giudicate non consone.

I reati ipotizzati nella missiva, trasmessa a numerosi destinatari, erano, in particolare, associazione per delinquere finalizzata al peculato, truffa, gestione illecita di rifiuti, concussione, inquinamento delle prove.

Inoltre, in qualità di presidente del collegio sindacale, D’Amore avrebbe abusato di tale funzione inducendo in errore il legale rappresentante dell’Amiu, il quale liquidava in suo favore l'importo di 21.500 euro, quale compenso della sua partecipazione alle adunanze del collegio sindacale, con un ingiusto profitto e conseguente danno per l'ente pubblico.

In particolare, dall’ottobre 2008 ad agosto 2014, presentava fatture per un numero di ore di partecipazione alle adunanze pari a 1806, superiore a quella effettivamente accertate, e corrispondente a 1388, avvantaggiandosi così della differenza di 417 ore.

A stretto giro di posta, il difensore dell’indagato, l’avvocato Maurizio Sasso, ha diffuso la seguente nota di chiarimenti.

*** 

Il procedimento trae origine da due esposti gemelli, uno presentato dall’ex amministratore delegato dell’azienda (arrestato nell’ambito dell’inchiesta “Sistema Trani”) e l’altro dall’ex direttore della discarica (“recentemente licenziato”), entrambi coinvolti nelle note vicende giudiziarie correlate al dissesto economico dell’azienda e al disastro ambientale della discarica; gli accusatori lamentano da un lato di essere stati falsamente accusati e da una denuncia recante firma apocrifa (che attribuiscono al dott. Francesco D’Amore), di innumerevoli condotte delittuose di tipo corruttivo, di cui si ritengono estranei, e dall’altro accusano il dott. D’Amore di aver truffato l’Amiu appropriandosi di compensi superiori a quelli spettanti per l’attività svolta.

Questi esposti hanno l’obiettivo di screditare la indubbia professionalità ed onestà di chi, con la massima trasparenza, ha denunciato, da diversi anni, alle competenti Autorità amministrative, giudiziarie e contabili, tutti i profili di criticità gestionali dell’Azienda, offrendo la più ampia collaborazione per lo sviluppo di queste inchieste, che ci auguriamo facciano luce una volta per tutte sulle vicende e sui protagonisti.

Il dott. D’Amore Francesco respinge con forza ogni accusa, non avendo mai incassato compensi ulteriori rispetto a quelli dovuti per l’attività gestionale e di controllo svolta.

A fronte della denuncia di calunnia, il dott. D’Amore Francesco nega la paternità della sottoscrizione e sulla veridicità delle condotte illecite attribuite nella denuncia all’ex Amministratore dell’Amiu e all’ex Direttore della discarica, basta richiamare le innumerevoli inchieste, ormai note cronache cittadine, che hanno condotto alle pronunce della Corte dei Conti e addirittura agli arresti nell’ambito dell’inchiesta “Sistema Trani” e al sequestro della discarica. A prescindere dalla estraneità ai fatti, rivendicata dal dott. D’Amore, l’esistenza stessa di queste indagini, penali e contabili, esclude che la rappresentazione dei fatti e le accuse riportate nella denuncia siano consapevolmente false. 

A fronte delle contestazioni di indebita appropriazione di compensi per attività gestionale e di controllo maggiori di quelli spettanti emergono elementi di carattere oggettivo:

1) i compensi professionali richiesti, prima di essere liquidati, sono stati tutti verificati e certificati dall’Ufficio Ragioneria dell’Azienda, anche con riferimento alla perfetta rispondenza con l’attività svolta, e sono perfettamente identici alle prestazioni svolte dagli altri componenti del Collegio Sindacale ai quali però non è stato contestato alcunché;

2) sono stati calcolati in osservanza della tariffa professionale vigente, secondo le indicazioni fornite dal competente Consiglio dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili;

3) seguendo appieno indicazioni interpretative del Consiglio dell’Ordine di appartenenza, da un riscontro contabile risulta addirittura un credito residuo per compensi, maturato del Professionista nei confronti dell’Azienda.

Stante la consapevole falsità del contenuto degli esposti che hanno originato questo procedimento, e della evidente strumentalità dei fini perseguiti, chiarita ogni posizione, riserviamo di promuovere le azioni penali e risarcitorie contro i firmatari per tutelare l’onorabilità personale e professionale.

Ricordo da ultimo che con l’avviso conclusione indagini non ha svolto nessuna valutazione sulla fondatezza delle accuse e non si è ancora determinata nell’esercizio dell’azione penale che, alla luce delle citate considerazioni, ci auguriamo possa concludersi tempestivamente con un’archiviazione.

avv. Maurizio Sasso    


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