Il gruppo consiliare di Noi a sinistra per la Puglia, formato da Giovanni Loconte e Luciana Capone (quest'ultima vice presidente del consiglio comunale) sta meditando di querelare il capogruppo del Movimento 5 stelle (nonché ex candidato sindaco), Antonella Papagni, per alcuni termini utilizzati nel corso di un suo intervento durante l'ultimo consiglio comunale.
Noi a sinistra per la Puglia riferisce di «offese rivolte dal consigliere Papagni ai consiglieri di maggioranza. I termini utilizzati – “vergognosi” e “indecenti” - non meritano di passare inosservati, ma vanno stigmatizzati e denunciati anche perché è la seconda volta che si permette di farlo. In un consiglio comunale che, tra gli altri e tanti argomenti trattati, ha ascoltato interventi che hanno sottolineato la necessità di un impegno comune di tutta l'amministrazione per migliorare le condizioni di vita dei cittadini, ma anche ridare il giusto decoro e dignità alla figura del consigliere (già ampiamente bistrattata dai risultati delle passate amministrazioni e dagli eventi di natura penale verificatisi verso la fine dello scorso anno) l'inciviltà dell’intervento della Papagni ha, di fatto, vanificato gli sforzi compiuti sinora e le prospettive future. Il cittadino, a questo punto, giustamente si può sentire in diritto di mancare di rispetto a consiglieri che non sono capaci di rispettarsi fra loro. Non va neanche sottaciuto che l'intervento in oggetto è giunto in un momento storico in cui la violenza è all'ordine del giorno e tutti, almeno a parole, compresa la stessa Papagni, sono buoni a proporre minuti di silenzio e lanciare proclami da “mondo dei sogni, per usare una frase della stessa opposizione, ma tutto diventa inutile se siamo noi i primi, ossia coloro che dovrebbero dare l'esempio, ad oltrepassare il limite dell'educazione e civiltà, trasformandosi in quelle bestie che, con i proclami, vogliamo combattere ed isolare. Comportamenti irrispettosi, ineducati, incivili, volgari e sgarbati come quello assunto dal consigliere Papagni non devono ripetersi e non possono, in caso contrario, essere subiti passivamente».
