«Alle 9.30 di questa mattina sono scaduti i termini per inserire all'ordine del giorno del consiglio comunale di domani il punto sulla ricapitalizzazione di Amiu. Questo significa che, domani, si andrà in consiglio senza discutere di un punto su cui, peraltro, il consiglio comunale stesso aveva già deciso, il 28 dicembre, che entro fine marzo sarebbe dovuto andare in consiglio comunale».
Così Antonio Procacci, portavoce di Trani a capo, aprendo una conferenza stampa in cui il movimento ha lamentato «l'evidente volontà dell'amministrazione comunale di non ottemperare ad un mandato del consiglio comunale evidentissimo».
«Non vorrei che domani - aggiunge Aldo Procacci -, la maggioranza non si presenti in aula. Noi ci presenteremo».
Ma ci sarebbe una situazione non meno complicata, «perché l'amministratore di Amiu ed il presidente del Collegio sindacale dell’azienda – fa sapere Antonio Procacci - avevano dichiarato, nel verbale di Assemblea dei soci del 30 dicembre, che qualora entro novanta giorni non fosse avvenuta la ricapitalizzazione, avrebbero portato i libri in tribunale. Questo è scritto un verbale di assemblea del 30 dicembre e significa che domattina, sulla base di questo, l'amministratore unico Guadagnuolo ed il presidente del Collegio sindacale Battista potrebbero andare in tribunale a consegnare i libri sancendo, di fatto, il fallimento dell'azienda: qualcuno sta sperando che Battista faccia questo per togliersi le responsabilità?».
Secondo Procacci, «questo è un fatto gravissimo perché, intanto, il consiglio comunale aveva deciso di approvare la via della ricapitalizzazione. Ma poi è gravissimo soprattutto per la società ed i lavoratori di Amiu, perché illusi da chi non ha fatto altro, per mesi, che dirci che noi, che chiedevamo la ricapitalizzazione da agosto, siamo stati degli irresponsabili. Loro, invece, non sono stati ancora in grado di presentarci un piano di ricapitalizzazione, perché quello che ci hanno fatto pervenire è un piano economico finanziario, ma non di ricapitalizzazione».
Di conseguenza, le proposte di Trani a capo sono «liquidare l’azienda, perché ormai non ci sono più i tempi per ricapitalizzarla, e le dimissioni del sindaco – invoca Procacci -, perché è stato assolutamente incapace di risolvere una situazione grave, ma che poteva essere risolta se affrontata nei tempi giusti».
Il piano economico-finanziario è, in sostanza «dubbio, fuori tempo, e basato sul nulla perché ad oggi non ci sono quei soldi». Infatti, ha detto Maria Grazia Cinquepalmi, «c'è un contenzioso passivo di 12 milioni di euro e uno attivo di 9 milioni, la gran parte dei quali proviene dai comuni di Molfetta, Barletta e Bisceglie che non hanno dato i soldi per il conferimento dei rifiuti. Soldi che, comunque, dovranno essere investiti per la discarica e non per l'azienda».
«A dimostrazione del fatto che non abbiamo "strappato dieci testi giuridici" come ha detto il sindaco - conclude la consigliera - nel piano economico, l'advisor cita gli stessi articoli che io avevo citato tempo fa: 2484 co. 1 n. 4 c.c. e 2447 c.c. e alla Cassazione 22/4/2009 n. 9619».

