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Il Trani non dà più notizie di sé. Ma, con questo campo, chi sarebbe disposto a fare calcio?

Non c'è bisogno di andare troppo lontano con la fantasia per capire i motivi per i quali il Trani è tuttora fermo nella programmazione della prossima stagione. La risposta è nelle foto a corredo di queste righe, che documentano un terreno di gioco dello stadio comunale in cui l'erba è ormai scomparsa del tutto, spazzata via dal caldo torrido dopo mesi e mesi di totale abbandono.

Fare calcio su un fondo questo tipo sarebbe difficile anche per i ragazzini e, a questo punto, è chiaro che qualsiasi dirigente di una società che si rispetti è costretto ad operare delle serie valutazioni prima di profondere nuovi, eventuali sacrifici economici per disputare un torneo di Eccellenza dalle prospettive quanto mai nebulose.

Il presidente, Luciano Savi, da mesi è rimasto solo alla guida della Vigor Trani e si trova in una situazione che non auguriamo a nessuno. È il rappresentante legale di una società che, da mesi, è l'aggiudicatario provvisorio della gara per l'affidamento in gestione dello stadio comunale, ma in favore della quale ancora non è arrivata l'aggiudicazione definitiva.

Inoltre, continua a gestire lo stadio in proroga, praticamente a costo zero, ma non può neanche procedere a qualsiasi tipo di intervento sul campo di gioco perché, nel frattempo, l'impianto di irrigazione è totalmente rotto e, solo per quello, serviranno almeno 70mila euro, secondo quanto riferito dall'assessore allo sport, Giuseppe De Michele, con gara d'appalto e tempi imprevedibili.

Nel frattempo, i sacchi con i semi di un nuovo, eventuale prato, sono stipati in un magazzino. E quello che resta del manto erboso è sotto gli occhi di tutti.

Va da sé che intavolare trattative con qualsiasi imprenditore, per abbozzare il Trani del futuro, diventa impresa ardua: i giorni passano e tutto quello che si muove è semplicemente il degrado allo stadio comunale.

Non sappiamo come andrà a finire, perché in questa fase dell'estate spesso ci si è fasciati la testa prima di cadere e, poi, in un modo o nell'altro, gli investitori si sono sempre trovati e le squadre formate. Se, però, così non dovesse essere, sarà davvero difficile accettare l'idea che, per terminare l'esperienza del calcio a Trani, ci si sarebbe dovuti arrendere al Dio sole, che sta bruciando l'erba dello stadio e quel che resta di suo fratello minore, il Dio pallone.


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