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Edilizia residenziale, la Confartigianato lancia l’allarme: nella Barletta-Andria-Trani più di 12mila immobili in condizione pessima

Sono oltre 158mila le case vecchie e in cattive condizioni in Puglia.  Per la precisione, sono 158.297 quelle che versano in “mediocre o pessimo” stato di conservazione. Questo il dato che emerge da una ricerca del centro studi di Confartigianato imprese Puglia su dati Istat.In tutta la regione sono ben 32.252 gli edifici residenziali costruiti prima del 1918 che si trovano in stato di abbandono e degrado, pari ad un quinto del totale.

«La ricerca elaborata dal nostro centro studi regionale ci consegna un dato davvero preoccupante: in Puglia sono moltissimi gli edifici residenziali malandati ed al di sotto di uno standard di manutenzione accettabile – così Francesco Sgherza, presidente di Confartigianato imprese Puglia -. Il tragico sisma che ha colpito il Centro Italia ha riportato l’attenzione del dibattito politico sull’enorme problema rappresentato dalla qualità costruttiva del nostro patrimonio immobiliare. Sono tantissimi gli italiani, ed i pugliesi, che vivono e lavorano in edifici a rischio, non in grado di sostenere le sollecitazioni di un terremoto di intensità medio-bassa».

Nella Bat, gli edifici residenziali in stato di conservazione mediocre o pessimo sono 12.397, di cui 2.989 costruiti prima del 1918; 2.484 tra il 1919 e il 1945; 2.339 tra il 1946 e il 1960; 2.243 tra il 1961 e il 1970; 1.461 tra il 1971 e il 1980; 630 tra il 1981 e il 1990; 218 tra il 1991 e il 2000; 22 tra il 2001 e il 2005; 11 tra il 2006 e il 2011.

«Un immobile in cattive condizioni – continua il presidente – non solo mette a rischio l’incolumità dei suoi abitanti, ma presenta tutta una serie di risvolti negativi, a partire dalla questione dei consumi energetici. Un fabbricato degli anni Sessanta è quasi certamente privo di qualunque espediente tecnico in grado di ridurre la dispersione del calore da tetto, pareti ed infissi. Medesimo discorso vale per gli impianti ed i servizi: sistemi di riscaldamento, impianti idrici o elettrici obsoleti si rivelano molto dispendiosi, inefficienti e, soprattutto, pericolosi.

Secondo Sgherza «è necessario unire le forze ed articolare, tanto a livello nazionale quanto a livello locale, un piano serio ed organico per mettere una volta per tutte in sicurezza il nostro territorio ed efficientare il nostro patrimonio immobiliare, a partire dal potenziamento degli incentivi fiscali per il miglioramento energetico e le ristrutturazioni. Che si chiami “Casa Italia” o con qualsiasi altro nome, un’operazione di questo genere si tradurrebbe in una scossa formidabile per la nostra economia. Non solo verrebbe riattivato il comparto dell’edilizia ed il relativo indotto, che in Puglia sono stati letteralmente falcidiati dalla crisi, ma si innescherebbe un processo di crescita in grado di spingerci finalmente verso una convinta ripresa».


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