Dal 3 novembre si può entrare in villa comunale, portando al seguito un animale, solo se all’ingresso della stessa è presente personale della Polizia locale. Questo quanto disposto da un’ordinanza sindacale, firmata da Amedeo Bottaro, dopo aver consentito l’ingresso del giardino pubblico agli animali, ma osservato che lo stesso era stato oggetto di deiezioni canine incontrollate.
Non è dello stesso avviso il professore tranese Nicola Pepe, che, difeso dall’avvocato Maurizio Musci, ha chiesto al primo cittadino di annullare quella ordinanza, in via di autotutela, per «eccesso di potere, illogicità manifesta, difetto di istruttoria e travisamento dei fatti». In caso contrario, il cittadino si vedrà costretto al ricorso al Tar di Bari.
L’eccesso di potere è «evidente, avendo il sindaco adottato un’ordinanza senza una vera esigenza sanitaria», legata appunto alle deiezioni canine, in quanto «non ci sono dati o accertamenti medico-veterinari che supportano questa decisione». L’unico obbligo imposto dalla legge nel condurre i propri cani in luoghi pubblici è quello dell’uso di guinzaglio e museruola. Non c’è alcun richiamo, anche nel “Regolamento di polizia veterinaria”, all’obbligo della presenza, in un luogo pubblico, di un vigile o altra figura predisposta al controllo.
Ed inoltre, secondo la richiesta del professor Pepe, “prevenire è meglio che curare”: sarebbe cioè più corretto, ai fini dell’azione amministrativa, erogare multe nei confronti di chi permette al proprio cane di sporcare liberamente. L’«illogicità» risiede invece nella «esigenza richiamata nell’ordinanza di tutelare i bambini dalle fobie nei confronti dei cani».
Inoltre l’ordinanza del sindaco «non indica un preciso termine temporale». Essa «pone stringenti limitazioni alla possibilità di introdurre nella villa comunale i cani, dissimulandone il divieto generalizzato di accesso».
Federica G. Porcelli

