Anche una donna di Trani è finita al pronto soccorso, nei giorni scorsi, per quella che sembrava la classica gastroenterite e, invece, si è rivelata una vera e propria reazione allergica con rush cutaneo, palpitazioni, vertigini e forte dissenteria. Il referto parla ufficialmente di «sospetta allergia di natura alimentare con gastroenterite».
La donna se l'è cavata con una flebo di cortisone ed antistaminico, un grande spavento e tanta debolezza nei giorni seguenti, ma le cose sarebbero potute andare decisamente peggio: «Non ho allergie, né patologie, ma un soggetto più sensibile avrebbe potuto pagare a caro prezzo l'eventuale ingerimento dello stesso prodotto che mi ha portato in ospedale».
Infatti, alla base di tutto questo, vi sarebbe una sospetta partita di tonno avariato mangiata in un locale di Trani. La circostanza non sarebbe isolata e si sarebbe verificata anche a carico di un altro ragazzo della nostra città, cliente di un altro locale della movida.
Il doppio episodio, avvenuto in due luoghi diversi, farebbe escludere responsabilità da parte delle attività della ristorazione e chiamerebbe in causa una partita di tonno mal conservato proveniente dalla Spagna e, poi, distribuito nel nostro territorio da un'azienda della zona, che rivende questo prodotto a esercizi ed attività.
È un problema che, a quanto pare, si sta verificando da almeno un paio di settimane sia in Puglia, sia in alcune regioni limitrofe. Non è un caso che il Ministero della salute abbia diffuso un'allerta alimentare con riferimento al «Trancio di tonno pinna gialla» (Thunnus Albacares), decongelato, lavorato e commercializzato in Italia dalla ditta in questione.
Nello specifico, il richiamo ha interessato due lotti di confezioni da circa 2 chilogrammi al pezzo, con termine minimo di conservazione rispettivamente del 2 e 7 giugno. Motivo, la presenza di istamina oltre i limiti di legge.
Il tonno incriminato non sarebbe stato riconoscibile da odore e sapore e, peraltro, la cottura non distrugge l'istamina.


