Dallo scorso 5 maggio Vito Corda è ufficialmente un aspirante collaboratore di giustizia. Lo ha fatto sapere alla Direzione distrettuale antimafia di Bari, rilasciando volontarie e spontanee dichiarazioni ai pubblici ministeri Giuseppe Maralfa e Marcello Catalano, rispettivamente delle procure di Bari e Trani, ai quali ha formalizzato la volontà di collaborare.
Corda, per la cronaca, è attualmente detenuto nella casa circondariale di Ariano Irpino ed a difenderlo, sempre dal 5 maggio, è l'avvocato Raffaele Mascolo, del Foro di Bari, dopo la revoca del suo precedente difensore, l'avvocato Patrizia Sebastianelli, del Foro di Latina.
Corda ha, così, reso chiarimenti in merito ad alcuni episodi per i quali è stato arrestato, insieme con altre persone, nell'ambito dei due filoni dell'inchiesta sulle estorsioni a Trani. Le vicende riguardano estorsioni, tentate o consumate, ai danni di attività della ristorazione, imprenditoriali, del settore immobiliare e lapideo.
Generalmente, Corda è parso confermare molte delle circostanze attribuite a lui ed ai suoi sodali, ma in alcuni casi ha dato la sensazione di alleggerire notevolmente la sua posizione accrescendo, invece, le presunte responsabilità degli altri indagati.
Fra le circostanze più singolari che emergono dalla collaborazione offerta da Corda agli inquirenti, il fatto che lo stesso si fosse preparato le dichiarazioni con una serie di fogli manoscritti, di proprio pugno. Gli stessi fanno parte integrante degli atti, insieme con quanto poi verbalmente proferito dinanzi ai sostituti procuratori presenti presso la Dda.
Il nome di Vito Corda compare anche nel fascicolo che ha portato la Procura di Trani ad ordinare, oggi, il nuovo arresto di Patrizio Romano Lomolino per l'omicidio del «viado» Aldomiro Gomez, avvenuto nelle campagne di Trani il 18 febbraio 2007.
Anche in questo caso Corda è stato interrogato dal pubblico ministero titolare di questo fasciolo, Michele Ruggiero, dopo la sua decisione di collaborare con la giustizia.



