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DigithON 2017, da Trani anche Filippo e Fabrizio Granieri con “Latchee”. E c’è pure “Power up”

Nei giorni scorsi sono stati resi noti i nomi dei cento progetti che parteciperanno alla seconda edizione di DigithON, la maratona delle idee digitali che si terrà a Bisceglie dal 22 al 25 giugno. Il vincitore di DigithON 2017, decretato dai voti del comitato scientifico e attraverso quelli arrivati dalla rete, si aggiudicherà un primo premio di diecimila euro per attivare la propria idea di startup.

Tra i progetti, come avevamo scritto, diversi sono di Trani.

Dopo aver presentato “Media plus movie” e “Trip”, oggi parleremo di altri due progetti: “Latchee” e “Power up”.

Possiamo considerare “Latchee” la startup “più anziana”, perché l’idea è di Filippo Granieri, 88 anni. A produrre poi fattivamente il meccanismo è stato suo figlio Fabrizio, ingegnere meccanico ed insegnante.

Questa l’introduzione al progetto: «Porte e finestre reversibili hanno cerniere dal lato opposto a quello di apertura. Per questo bisogna decidere all’installazione lato e verso di apertura». “Latchee” invece, come ci spiega Fabrizio Granieri, «grazie ad un unico cinematismo che collega le maniglie, apre e chiude porte e finestre da qualunque lato, con qualunque inclinazione rispetto al piano». Con “Latchee”, progetto in attesa di brevetto, si può cambiare continuamente il verso di apertura di una porta, anta o finestra reversibile. L’idea è balenata in mente a Filippo Granieri quando, «a casa, guardando dove era posizionato il frigorifero, mi sono resto conto che era scomodo aprirlo dal lato del muro». Il figlio Fabrizio, ingegnere, ha così ideato questo nuovo modo di aprire porte e finestre: «Le maniglie – ci spiega – sono collegate in un unico cinematismo, e c’è un mezzo di collegamento che inverte il moto. Questo permette maggiore sicurezza».

Fabrizio Granieri parteciperà a Digithon 2017, inoltre, come creatore di un’altra startup, “Power up”, ideata insieme al suo collega Cosimo Giovine e ai suoi alunni dell’Itis “Jannuzzi” di Andria Pasquale Lobascio e Giovanni Palmieri. Il brevetto di “Power up” è stato depositato nell’aprile del 2017. Il progetto parte dalle batterie ricaricabili, in particolare quelle delle auto elettriche: «Le batterie ricaricabili sono formate dall’insieme di più celle che, pur gestite in blocco, conservano caratteristiche individuali di livello carica, durata e struttura, influenzo sull’efficienza di tutto il sistema. La rottura di una qualsiasi cella diminuisce la tensione del pacco batteria, e il danno si trasferisce a tutte le celle.

Dopo breve tempo occorrerà prevedere l’esborso di una notevole somma di denaro per sostituire tutta la batteria. Pensiamo a quanto sono costose le batterie delle auto elettriche. E pensiamo anche che, ad oggi, non ci sono caricabatteria in grado di evidenziare la presenza di una cella danneggiata all’interno del blocco».

È nata così “Carica!!!”, una cella innovativa che può essere assemblata per formare un pacco batteria modulare, restando ricaricabile e sostituibile autonomamente senza pregiudicare l’efficienza di tutto il corpo di alimentazione. Un monitor assicura la verifica di ciascuna cella del modulo, permettendo di conoscere in ogni momento il livello di usura e la vita utile residua. “Carica!!!” serve ad assicurare potenza costante al motore o al dispositivo e prestazioni sempre ai massimi livelli di efficienza.

Federica G. Porcelli


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