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Emergenza abitativa, a Trani sempre più cittadini non riescono a pagare il fitto

La crisi economica che da anni attanaglia il nostro Paese si è fatta particolarmente sentire in una città, come quella di Trani, che fino a poco tempo fa aveva vissuto un relativo benessere. Tra le problematiche che sono emerse con maggiore “prepotenza” rispetto al passato, c’è l’emergenza abitativa. Recentemente noi cronisti siamo venuti a conoscenza dell’occupazione abusiva di tre abitazioni di proprietà comunale: la casa natale di Giovanni Bovio; l’ex sede della Cgil in piazza Marconi; un locale in via don Nicola Ragno. A queste si aggiunga l’ex mercato ortofrutticolo, occupato da vent’anni.

E ci siamo chiesti quante siano le famiglie, o le singole persone, che non possono permettersi una casa. Non abbiamo in mano dei numeri, ma sappiamo che sono «molte», come ci ha confermato Debora Ciliento, assessore alle politiche sociali del Comune di Trani. Ci sono persone che non hanno niente; famiglie che non possono permettersi di pagare regolarmente un affitto, sono state sottoposte a sfratto, ed hanno dovuto chiedere aiuto ai parenti; persone sole che godono di una pensione minima, che però non è sufficiente. E poi ci sono, appunto, le famiglie che hanno occupato abusivamente degli immobili di proprietà comunale. «Tutti hanno diritto ad una casa, ma a Trani non si investe da trent’anni in case popolari».

A questo si aggiunga che i canoni di locazione sono molto alti: monolocali a 300 euro, case di settanta metri quadri a più di 500 euro al mese. Costo difficile da sostenere per una famiglia monoreddito. E infatti in città diverse famiglie non possono pagare con regolarità un affitto nonostante all’interno del nucleo ci sia almeno un componente che lavora. E ci sono poi, invece, famiglie che non possono permettersi una casa perché persino il capofamiglia è disoccupato. Il Comune ha investito oltre 400mila euro in due anni per un sostegno a 110 famiglie  con i “Cantieri sociali” e i “Cantieri di cittadinanza”, e lo farà anche con il “Reddito di dignità” (tra Trani e Bisceglie sono giunte più di mille domande) messo a disposizione dalla Regione, ma si tratta di misure che alleviano soltanto il problema.

È chiaro che disoccupazione e impossibilità di pagare il canone di un alloggio sono strettamente correlati. «Questo è accaduto soprattutto dopo la crisi dei settori trainanti dell’economia tranese, cioè il lapideo e il calzaturiero - prosegue Ciliento –. Il sostegno che può dare il Comune, è quello di pagare le prime due mensilità. Chiediamo ai proprietari di venirci incontro mettendo a disposizione delle case a prezzi calmierati. Noi non abbiamo strumenti economici per pagare gli affitti di tutte le famiglie che non possono pagarli». Il Comune di Trani, come aveva detto già Ciliento nei mesi scorsi, «non è un ufficio di collocamento e nemmeno un’agenzia immobiliare». Non solo: «Le politiche sociali devono offrire dei servizi, non dei contributi. E soprattutto, i cittadini non devono cadere nella trappola della “guerra tra i poveri”. Speriamo di poter attivare “l’Agenzia per la casa”».

Ma perché a Trani ci sono poche case popolari? Lo abbiamo chiesto all’assessore ai lavori pubblici del Comune di Trani, Giovanni Capone. La realtà è che un Ente come il Comune ha “le mani legate”. Ad occuparsi della costruzione di case popolari è l’Arca, agenzia regionale per la casa e l’abitare, istituita nel 2014, ente regionale di diritto pubblico non economico, dotato di autonomia organizzativa, patrimoniale, finanziaria, contabile e tecnica, che svolge le funzioni tecnico-amministrative all’edilizia residenziale pubblica e sociale e subentra nei rapporti giuridici e passivi facenti capo all’ex Iacp (Istituto popolare per le case popolari) di Bari. La competenza territoriale dell’Ente riguarda Bari e la Bat. «L’ex Iacp ha costruito poco a Trani, possiamo sollecitare l’Arca a intervenire. Un Comune può poco, di fronte a poche risorse nazionali e a poca residenza sociale da parte dello Stato. Intanto, saranno assegnati i ventitré alloggi  erigendi nell’ambito del “Contratto di quartiere II”».

Infatti, la giunta ha approvato un atto di indirizzo finalizzato all’avvio delle procedure ad evidenza pubblica per l’assegnazione di questi alloggi. L’accesso al bando sarà garantito alle famiglie costituite da non più di 4 persone e aventi alternativamente una delle seguenti caratteristiche: coppie costituenti un nucleo familiare composto da coniugi o da conviventi more uxorio che abbiano costituito nucleo da almeno 3 anni, in cui almeno uno dei due componenti non abbia superato i 35 anni; nuclei mono genitoriali con figli minori; nuclei familiari in cui vi sia un componente invalido in misura uguale o superiore al 75 per cento; nuclei familiari che comprendono almeno un componente che abbia compiuto 65 anni di età o sia affetto da disabilità connesse a processi di invecchiamento precoce.

I richiedenti dovranno essere in possesso anche dei seguenti requisiti generali: di cittadinanza (avere la cittadinanza italiana o di altro stato della Unione Europea, fatto salvo quanto previsto dall’articolo 40 del Testo Unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, emanato con decreto legislativo numero 286 del 25 luglio 1998); di residenza (risiedere anagraficamente oppure prestare abitualmente la propria attività lavorativa esclusiva nel Comune di Trani da almeno 2 anni); di reddito (compreso tra 15.250 euro e 31.950 euro. In caso di lavoro dipendente o di pensione, il limite minimo di reddito è di 9.150 euro. In caso di nucleo familiare con due figli a carico il reddito minimo risulta essere di 8.531 euro). I richiedenti inoltre non devono essere titolari, contitolari, eredi o legatari, del diritto di proprietà, di uso, di usufrutto o di abitazione su altro alloggio idoneo alle esigenze familiari; non devono aver già ottenuto, a qualsiasi titolo, l'assegnazione di altro alloggio costruito con contributi pubblici o con agevolazioni finanziarie pubbliche. Sono esclusi anche coloro che in passato hanno occupato abusivamente un alloggio di edilizia residenziale pubblica o di proprietà del Comune.

Federica G. Porcelli

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