Sale sempre più l'asticella della casa natale di Giovanni Bovio, occupata da fine febbraio da una famiglia con cinque minori, cui recentemente si è aggiunto un altro nucleo familiare, anche questo con minorenni e persino un nascituro.
L'ultima cartolina dal tratto di via Mario Pagano, compreso fra via Alvarez e via Sant'Agostino, è il balcone centrale del prospetto principale della facciata dell'edificio, circondato da un fogliame finto e sovrastato da un tendone.
Una misura per proteggersi dal caldo o forse, secondo i maligni, per mascherare uno scambiatore termico posizionato sul balcone ed occultato da quel fogliame sintetico. E questo, se confermato, farebbe presupporre che gli occupanti abbiano persino installato, all'interno dell'appartamento, un climatizzatore per non soffrire il caldo opprimente di questi giorni.
Peraltro, già in precedenza gli occupanti abusivi avevano compiuto lavori di adeguamento dei bagni, inizialmente previsti per una semplice sede museale (quale il palazzo sarebbe dovuto essere in origine) e addirittura dell' allacciamento alla fogna nera, con una tubazione di fortuna che tuttora emerge parzialmente dal basolato e viene coperta approssimativamente con la presenza di sedie o il parcheggio di veicoli.
A nulla, finora, sono valsi i tentativi dell'amministrazione comunale di smuovere le acque, attraverso atti formali finalizzati al rilascio dell'immobile da parte degli occupanti: l'unica soluzione, sembra di comprendere, sarebbe lo sgombero forzoso. Ma il problema, come più volte abbiamo avuto modo di riferire, è la sistemazione dei bambini: il Comune non ha fondi per trasferirli in strutture di accoglienza, la famiglia è divisa sull'opportunità di farli vivere con il nonno materno, circostanza che per il genero sarebbe del tutto irricevibile.
Intanto il tempo passa e tutto lascia pensare che il cuore dell'estate trascorrerà senza sostanziali novità dal fronte della casa in cui, il 6 febbraio 1837, ebbe i natali uno dei più illustri uomini di cultura, statisti e parlamentari della storia del Mezzogiorno, e non solo. Adesso, tra quelle mura, vivono persone che hanno decisamente bisogno di un tetto. ma che, per raggiungere tale fine, stanno facendo ricorso a mezzi tutt'altro che legittimi e, in alcuni casi fin troppo marcatamente, ostensivi di una radicata consapevolezza di stabilirsi in quello storico edificio il più a lungo possibile.

