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Lampedusa, quattro anni dopo. Baratta, che ne salvò dodici, dona alla sua Trani una croce con i resti del naufragio

Ricorre oggi il quarto anniversario del naufragio al largo di Lampedusa, nel quale morirono 368 persone. Da allora, il 3 ottobre è la giornata nazionale in memoria delle vittime dell'immigrazione. Un muratore tranese, Costantino Baratta, da tempo residente a Lampedusa, portò in salvo sulla sua barca 12 persone, meritando per il suo gesto il titolo di «uomo dell'anno 2013» da parte dell'Espresso. Da lì a poco il sindaco, Luigi Riserbato, lo insignì della civica benemerenza.

Sopravvissero in 155, ma tanti, troppi, restarono sul fondo del Mediterraneo. «Ricordo ancora oggi - ha raccontato Baratta stamani al Giornale radio Rai - le tante voci di persone che urlavano "help me", chiedendo aiuto da tutte le parti. Non mi darò mai pace per quelle che avrei potuto salvare senza riuscire a farlo, perché non avevo più lo spazio per caricarle sulla mia barca».

Oggi i migranti stanno sempre più dividendo l'opinione pubblica e la politica: respingere anziché accogliere. Ma Baratta, questo problema, non se l'è mai posto: «La legge del mare non scritta è aiutare chi è in difficoltà ed io, come tanti altri, lo rifaremmo sempre».

Nel frattempo Il muratore tranese ha donato alla comunità degli Angeli custodi, in occasione dell'anniversario di sacerdozio del parroco, don Vincenzo De Ceglie, una croce realizzata in legno grezzo recuperato proprio dai barconi che trasportano uomini e donne in cerca di speranza.

Don Enzo l'ha mostrata con orgoglio, spiegando che quella croce «è un segno per continuare a camminare e servire il nome di Chi continua a fidarsi di me per essere segno di umiltà, disinteresse e beatitudine in mezzo ai fratelli».


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