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Violenza sulle donne, al centro Save di Trani crescono i numeri e diminuisce la paura

Le donne vittime di violenza si sentono sempre meno sole. A Trani cresce il numero di coloro che si rivolgono con sempre maggiore fiducia al centro antiviolenza Save, per parlare delle loro sofferenze e trovare, insieme delle soluzioni per affrontarle. Infatti, sono state 61 richieste di aiuto nei primi nove mesi del 2017, mentre i dati precedenti riferiscono che se ne erano registrate 35 per il 2015 e 51 per il 2016.

Dunque il Save, che fa parte dell'associazione Promozione sociale e solidarietà, con sede presso il centro Jobel, in via di Vittorio, continua a rappresentare sempre più, e meglio, la risposta più immediata ai bisogni delle donne vittime di violenza, fisica o psicologica. La struttura, presieduta da Vanna Capurso e guidata dalla responsabile, Valentina Palmieri, accoglie utenti principalmente dall'ambito di zona Trani-Bisceglie ed ascolta, quasi quotidianamente, raccolti e sviluppi di vicende spesso molto amare.

Grazie alla certezza di un riferimento come questo, al quale confluiscono professioniste qualificate, sempre più donne in difficoltà hanno trovato un rifugio, fidato e sicuro, per vincere la paura e parlare, raccontare, spiegare, fare sì che le brutte storie finiscano quanto prima, piuttosto che trascinarsi in una spirale di crescente turbamento.

La maggior parte degli accessi e prese in carico fanno riferimento ai comuni delle due città dell'ambito, Trani e Bisceglie, ma ci sono casi affrontati che riguardano Barletta, Corato, Terlizzi, Bitonto Bari, Orta Nova e Cerignola. Gli accessi sono prevalentemente spontanei, altrimenti su invio da servizi, in particolare servizi sociali e commissariati di pubblica sicurezza.

Le prese in carico, vale a dire i soggetti che sono tornati dopo il primo accesso, sono state 40. La fascia di età maggiore è quella di donne tra i 50 e 59 anni, poi tra 40 e 49 e tra 30 e 39. Ma si parte dai 18 anni e si arriva, in alcuni casi, anche oltre i 70. Le donne che si rivolgono al Save sono prevalentemente coniugate, poi nubili, separate e divorziate. I titoli di studio prevalenti oscillano tra media inferiore e superiore, la maggior parte sono casalinghe, molte lavorano regolarmente ma, in prevalenza, le donne che si rivolgono al Save non hanno autonomia economica.

Il tipo di violenza subita è quasi perfettamente diviso tra fisica e psicologica, poi vi è lo stalking. In casi più ristretti si parla di violenza e/o molestie sessuali. Nel maggiore dei casi, l'aggressore è il coniuge, poi il partner convivente, quello non convivente e l'ex coniuge. Nel ventaglio, tuttavia, figurano anche colleghi, conoscenti, genitori e figli.

I bisogni espressi sono stati in prevalenza quelli di una consulenza legale e le prestazioni erogate, allo stesso modo, sono state tese proprio in quella direzione. «Oggi il Save è in rete con i servizi sociali territoriali e le forze dell’ordine - riferisce Palmieri -, che spesso procedono con invii di casi di cui vengono a conoscenza, ma anche le varie realtà del terzo settore».


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