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Ospedale di Barletta, disavventura per consigliere comunale di Trani. Capone: «Mi riservo di adire le vie legali»

Rinuncia a partecipare al consiglio comunale in cui avrebbe dovuto votare, insieme con la maggioranza di cui fa parte, il bilancio consuntivo dell'amministrazione del sindaco Amedeo Bottaro. Infatti, da tempo aveva una visita programmata presso l'ospedale Dimiccoli, a Barletta, e non avrebbe per alcun motivo potuto rinunciarci. Non sapeva, però, che proprio lì si sarebbe imbattuta in problemi ben diversi che, adesso, potrebbero sfociare in una denuncia dopo essere stati già oggetto di una formale segnalazione sull'apposita scheda riservata agli utenti dall'Azienda sanitaria locale di Barletta-Andria-Trani.

Protagonista della vicenda, il consigliere comunale Luciana Capone, che lo scorso 5 giugno aveva prenotato, alle 11, una visita in uno degli ambulatori del nosocomio barlettano. La paziente si reca al Dimiccoli con congruo anticipo per pagare il ticket presso il Cup, ma verifica che «l'eliminacode non aveva i numeretti - riferisce - e, dopo essermi accertata che non ci fossero avvisi circa la procedura da seguire per pagare il ticket, ho provato a chiedere con gentilezza all'impiegato, presente nei pressi dell'accesso alle casse, di spiegarmi la procedura di prenotazione».

La risposta del dipendente dell'Asl sarebbe stata «arrogante e ineducata - sempre secondo quanto riferisce la consigliera -: mi ha gridato di non disturbare, poiché troppo indaffarato. Mi sono messa in coda, in attesa, salvo scoprire da lì a poco che occorreva prenotarsi scrivendo il proprio nome su un foglio bianco riposto sul banco della reception incustodita: così ho fatto e ho continuato ad attendere. Nel frattempo, però, numerosi pazienti si erano prenotati prima di me e, così, mi sono ritrovata con il numero 89».

Giungevano nel frattempo le 11, la consigliera si recava in reparto non per la visita, ma per avvisare il medico che non era ancora riuscita a pagare il ticket. Poi ritornava al Cup: «Il display mostrava che eravamo arrivati al numero 81, ma a quel punto il dipendente lo azzerava ed iniziava chiamare, nominativamente, da un elenco in suo possesso e secondo un ordine da lui stabilito, almeno altre trenta persone. A quel punto, non capendo cosa stesse accadendo, gli chiedevo più volte quando sarebbe arrivato il mio turno, poiché ritenevo di dovere attendere soltanto altri otto pazienti».

La risposta del dipendente sarebbe stata la goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso: «Mi ha urlato che la colpa era di noi cittadini e di come votiamo, fino ad affermare che io ero l'ultima - denuncia Capone -. Dopo avergli chiesto cosa c'entrasse la politica, col decidere in autonomia quale nominativo far passare prima o dopo, gli ho chiesto il suo nome e cognome e che mansione avesse all'interno dell'Asl, non potendo rilevare quei dati dal cartellino identificativo, poiché non indossato: a quel punto, visibilmente adirato, altre urla».

La vicenda si chiudeva con una telefonata al 113, ma la linea che cadeva nell'attesa che il consigliere comunale di Trani parlasse con il commissariato di Barletta. Il litigio si ricomponeva con la mediazione di altre persone che avevano assistito alla scena: la consigliera riusciva a pagare il ticket e terminava la visita alle 14.30. Ma ci sarà una coda: «Ho già provveduto a segnalare per iscritto l'incresciosa situazione all'Asl e sto valutando di adire le vie legali. Il contenitore può essere importante- conclude Capone -, ma valutiamo sempre, prima, il contenuto».


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