«Un amministratore, l’Arca, le forze dell’ordine, la magistratura e il prefetto si manifestano deboli con i forti e forti con i deboli». Così Gino Magnifico, del Sunia, Sindacato unitario nazionale inquilini ed assegnatari, sezione di Trani, parla di un ultimo caso di occupazione di una casa.
«Faccio un appello a questa città dormiente, a Trani: per ottenere un alloggio non servono le graduatorie né le buone maniere rispettose della legge, ma una occupazione abusiva mirata a danno di anziani e giovani soli (ultimo caso) e per magia si ottiene un alloggio. Tanto, in presenza di minori e qualche disabile nessuno ti mette fuori. Ma quelli che stanno dentro si trovano fuori e chi se ne importa. Quelli che vengono “cacciati” non reagiscono e dopo un po’ di “ammuina” torna il silenzio come sempre. Viva la legalità».
«Chi scrive – prosegue Magnifico - non fa questione di colore politico ma separa le persone perbene da quelle non perbene; chi ha gli attributi nel far rispettare la legge e chi no. Ora, in questa violentata città di dormienti molti anziani sono in ansia per il timore che se si allontanano per varie ragioni al ritorno si trovano per strada.
Per cui, in mancanza di controllo del territorio, l’incertezza del diritto si fa benedire. Occupando un alloggio si hanno due certezze: la prima, la sistemazione dei minori; la seconda, la sicurezza di un alloggio (la legge è legge). Allora, è giusto che tutti occupano abusivamente, certi dell’immunità. Il fenomeno del disagio sociale è forte e diffuso, ma non basta per tollerare l’illegalità. Altrimenti, dovremmo tollerare i furti, gli scippi e tutto il resto.
Al Comune mi hanno detto che la legge impone in questi casi che i servizi sociali si occupino dei minori. Domando: fino al giorno prima questi minori, con tutta la famiglia, dove alloggiavano? E cosa prevede la legge per le persone “sfrattate” con la forza? Se questi abusivi occupano l’alloggio di lor signori, la legge cosa prevede? Certo, dimenticavo: forse esiste nel codice penale e nel codice etico una norma che si chiama “due pesi e due misure”. Vergognatevi!»
