I fatti che hanno determinato l’epilogo in Cassazione si riferiscono a due Estati tranesi del primo mandato del sindaco, Pinuccio Tarantini. L'inchiesta riguardava in particolare il primo cittadino, i componenti della giunta comunale dell'epoca ed i tre presidenti delle controllate per «abuso in atti di ufficio, concussione, e violazione del decreto legislativo 74/2000 al fine di evadere le imposte sui redditi e l'Iva».
Secondo l’accusa, sostenuta dall’ex sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Trani, Antonio Savasta, nel 2005 sarebbero stati spesi 916.030 euro, mentre nel 2006 l’impegno di spesa assunto sarebbe stato di 730.681 euro. Ebbene, stando alla ricostruzione del pubblico ministero, tali somme venivano ritenute «di molto eccedenti le disponibilità finanziarie del Comune, pari rispettivamente ad euro 171.711 ed euro 300.000, riversando su Amiu e Amet, anche con l'apporto di minacce ed atti fraudolenti, la differenza tra quanto già legittimamente disponibile nelle casse comunali ed il costo effettivo dell'intero programma.
«Così operando – erano le conclusioni della pubblica accusa -, gli indagati avrebbero contribuito alla formazione di un debito fuori bilancio, stimato in oltre 6.000.000 di euro, nonché a depauperare il patrimonio delle stesse aziende pubbliche, i cui riflessi negativi si sarebbero riverberati, da ultimo, sull'intera collettività tranese, chiamata a pagare maggiore oneri a fronte di identici servizi».
