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Un progetto per bambini dell’Uganda, del Rotary club di Trani, al Multi club workshop di Matera

Il progetto “Sala operatoria materno - infantile per l’Uganda” è stato uno degli otto progetti presentati con successo al Mcw, Multi club workshop, che si è tenuto a Matera.  Il Multi club workshop è un insieme di professionisti,  dirigenti e persone di buona volontà, tutti soci del Rotary club, che vogliono contribuire concretamente a migliorare le condizioni di vita delle persone meno fortunate, bambini in particolare.

“Sala operatoria materno – infantile per l’Uganda” è un progetto avviato dal Rotary club di Trani, il cui presidente è Mimmo Lasala, con la partecipazione economica dei club del raggruppamento: Andria (presidente Michele Cannone); Barletta (presidente Carmine Faggella); Canosa (presidente Domenico Damato); Valle Ofanto (presidente Emanuela Termine) e con la apprezzata condivisione dell’assistente governatore Sabino Montenero.

Grazie a questo progetto, sarà realizzata una sala operatoria materno – infantile, con relative attrezzature, in Uganda, precisamente a Butabika Parish-Luzira, nella periferia di Kampala, nel villaggio di Bina, ove è allocato il St. Luke Health Center. Il progetto è stato già formalmente autorizzato dalla Commissione Rotary Foundation del Distretto 2120 e dal suo presidente, Riccardo Giorgino, con conseguente assegnazione dei fondi distrettuali nella misura di 10.950 dollari (all’incirca 10.000 euro).

La sala operatoria servirà una popolazione tra i 50.000 e 100.000 abitanti. Nel piccolo ospedale (St.Luke Center) sono già presenti ambulatori, un reparto maternità con appena 16 posti letto, un laboratorio analisi per referti, un reparto infantile ed un orfanotrofio, ma quello che manca totalmente è una sala operatoria. Questo significa che ogni qualvolta si verifica una necessità, o anche un semplice parto cesareo o complicanze, è necessario rivolgersi ad un ospedale privato o ad ospedali pubblici distanti e, non avendo la periferia ugandese strade idonee, in gran parte sterrate, spesso si verificano morti di madri e bambini durante il tragitto.

Trattasi di un luogo assai povero, dove le cosiddette bidonville (agglomerati senz’acqua corrente e fogne) sono il panorama ordinario, dove il reddito pro capite è di poco superiore ai 300 dollari, dove malaria, infezioni respiratorie e diarrea sono la principale causa di morte per bambini con meno di 5 anni, dove manca quasi tutto e solo l’opera di organizzazioni umanitarie contribuisce a lenire la dura vita di questi posti dove la guerra civile per quasi un ventennio ha insanguinato queste terre.

Il progetto verrà realizzato con il club di Bugolobi Mornigtide di Kampala, che si occuperà materialmente dell’acquisto e controllo delle attrezzature, dei pagamenti, nonché del necessario monitoraggio periodico dei dati dai registri ospedalieri e con la collaborazione della Family of Africa (Kampala) che gestisce l’orfanotrofio, assistendo bambini sordomuti oltre alle madri recluse.

Le somme che verranno impegnate ammontano a complessive 38.200 dollari utilizzando, oltre che il contributo del Distretto 2120, già citato prima, anche il contributo della Fondazione Rotary, i contributi dei Club di Trani, Andria, Barletta, Canosa e Valle dell’Ofanto.

È  stata messa in campo una raccolta fondi tramite vendita di biglietti per l'estrazione di un quadro donato dalla socia pittrice del Rotary club di Trani Mimma Coliac e tramite l’organizzazione di un concerto dedicato alla maternità in corso di organizzazione (con gli altri club del raggruppamento) il 23 dicembre prossimo presso il Teatro Curci di Barletta.

«Ultima annotazione – ha detto il presidente del Rotary club di Trani, Mimmo Lasala -, è sul simbolo di questo progetto, che è diventato anche il simbolo dell’anno rotariano: una bicicletta, mezzo comune di trasporto in questo povero Paese, che trasporta una donna ed un bambino. Si tratta della foto di un prodotto artigianale, di un manufatto di donne ugandesi che normalmente viene venduto per far fronte a bisogni essenziali.
La bicicletta è un simbolo oltre che di locomozione, anche di emancipazione (fu usata dalle suffragette ai primi del secolo come espressione di indipendenza e responsabilità). Essa rappresenta il procedere nel cammino della vita contando sulle proprie forze e possibilità. È questo il segno che il Rotary vuol dare: aiutare il prossimo fornendo un mezzo per procedere con le proprie forze, senza condizionamenti ma in autonomia».

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