«Siamo esterrefatti per tutto quello che sta emergendo in questi giorni, riguardo Amiu. Le dimissioni dell’Amministratore unico, ingegner Guadagnuolo, hanno aperto scenari foschi, ed una fantomatica relazione - con cui l’ex amministratore ha accompagnato le sue dimissioni - adesso scatena una serie di accuse da parte di coloro che, fino a ieri, hanno difeso a spada tratta l’operato dello stesso Guadagnuolo. Ed ora, soprattutto, si riconoscono quelle criticità di cui si parla nella relazione e che noi, inascoltati, avevamo già da tempo denunciato».
Così Anna Rossi e Francesco Bartucci, per il Comitato bene comune, che da tempo porta avanti una battaglia per la chiusura definitiva della discarica e, soprattutto, una trasparenza che, nonostante Comune di Trani ed Amiu affermino ci sia sempre stata, quest'organismo, al contrario, lamentato di avere raramente visto.
«In tutti questi anni - spiegano - l’amministratore dell’Amiu non ha mai interagito con la cittadinanza, pur governando un settore così strategico, ed anche oggi, dopo la sua uscita di scena, l’amministrazione sceglie di non rendere pubblica la relazione in cui Guadagnuolo fa un resoconto della situazione che lo avrebbe indotto a rassegnare le dimissioni. Noi, invece - sottolineano -, chiediamo che la cittadinanza sia resa partecipe di queste informazioni di così fondamentale importanza, per meglio comprendere quanto accade, soprattutto in relazione alla gestione di quella discarica che, da troppo tempo ormai, rappresenta un pericolo pubblico irrisolto».
Inevitabile il passaggio sull'ipotetica riapertura, emersa da un colloquio informale tra l’ex direttore tecnico della discarica, l’ingegner Michele Zecchillo, ed il sindaco, Amedeo Bottaro: «Un’informazione che ci lascia basiti - commentano Rossi e Bartucci, sia per la modalità con cui viene espressa, ignorando ancora una volta la partecipazione dei cittadini, sia soprattutto per il contenuto della stessa. Per l’ennesima volta si agita lo spettro di una decisone che, nelle attuali condizioni, a noi appare a dir poco scellerata»
Da qui, una serie di domande: «Come si può parlare di riapertura se, dopo quattro anni non si è ancora provveduto a riparare la falla e a mettere in sicurezza il sito? Come è possibile pensare di rimetterla in funzione, in mancanza di quegli accorgimenti tecnici che la legge richiede per una corretta gestione delle discariche, come l’impianto di captazione del biogas, quello per la raccolta il trattamento delle acque meteoriche, e quello per l’emungimento del percolato? Come si può immaginare di resuscitare una discarica che, ancora in assenza di una raccolta differenziata porta a porta su tutta la città, comprensiva della raccolta dell’umido, ritornerebbe a funzionare come in passato accogliendo i rifiuti indifferenziati in barba alle norme di legge poste a tutela della salute dei cittadini? Per non parlare del fatto - concludono - che, come abbiamo più volte denunciato, quello in contrada Puro Vecchio è un sito che, secondo le attuali norme di legge, non potrebbe più ospitare una discarica a causa della natura carsica, e quindi permeabile del terreno, che favorisce la penetrazione delle sostanze inquinanti nel sottosuolo e nella falda. Ancora una volta, quindi, siamo curiosi di capire a che gioco si sta giocando».

