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FOTO. E l'ex sciala De Simone è già un luogo di devastazione: sul lungomare di Trani ecco lo «Psicopedagogico bis»

Nel corso di un tranquillo pomeriggio domenicale una piccola porzione del muro di cinta in adiacenza del lastrico solare degli uffici dell'ex sciala Antonio De Simone, sul lungomare Cristoforo Colombo, cade aprendo un varco per il quale la Polizia locale effettua il transennamento dell'intero perimetro, per motivi di pubblica incolumità.

Una misura necessaria, e forse neanche sufficiente, per tutelare i cittadini nell'assenza di una vera e propria recinzione: quella che c'era fu sostituita da grate metalliche, tutte sistematicamente rimosse e buttate giù dai vandali.

In realtà, proprio I teppisti hanno trasformato quello che fu un glorioso impianto di stabulazione dei mitili in una sorta di Istituto psicopedagogico bis nel cuore del lungomare di Trani. Un rudere totale, che soltanto per dimensioni è minore di quello del ponte Lama, ma che lo richiama perfettamente e sembra avere tanti aspetti comuni con quello. A cominciare, ovviamente, dallo Stato di abbandono e da quanto sia stato velocemente depredato di tutto.

Un cancello verde, che inizialmente ci si preoccupava di tenere chiuso a doppia mandata, è completamente sfondato per metà consentendo l'accesso a chiunque. Le conseguenze sono facilmente immaginabili: i locali sono stati distrutti; non esiste più un quadro elettrico integro; le pompe sono tutte fuori uso; i tubi staccati e tagliati; le vasche, che una volta contenevano i mitili, sono tutte piene di rifiuti di vario tipo; un automezzo è stato completamente sventrato, sfilandovi persino una ruota. Ovunque ci si volti, si avverte un clima di totale abbandono, che fa a pugni con il rifiorire del lungomare sia levante, sia a ponente di questa struttura.

Lo stabilimento chiuse ufficialmente, in quanto dichiarato fallito, il 25 ottobre 2013. La procedura fallimentare è ancora pendente, ma il prossimo 31 dicembre saranno già otto anni che è decaduta la concessione demaniale. Questo fa sì che il sito fosse tornato, già dal 1mo gennaio 2011, nella piena disponibilità del Comune di Trani, che qualche piccola traccia di lavoro sembra averla in merito.

Il problema è che, nell'immediato, lo stesso Comune non si è mai preoccupato di mettere la zona in sicurezza: così, oltre ad essere accessibile a tutti, vi si sono verificati già un paio di incendi, quando ancora c'erano macchinari e materiali disponibili. Oggi, che non c'è più nulla da portare via, il rischio è che qualcuno si faccia male poiché non esistono misure di tutela vere e proprie.

In uno dei vasconi è finito persino un segnale che indica lavori in corso: un paradosso, perché l'unica realtà che procede spedita è quella del degrado. In un'altra vasca c'è un ombrello con i colori della pace, identico a quello trovato dal cronista, un anno e mezzo fa, alle porte del già citato rudere del ponte Lama: quello è lì, nel suo stato di abbandono, da oltre quarant'anni; la sciala da soli cinque, ma ha rapidamente fatto la stessa fine.  

Una città che si definisce «turistica» non può permettersi di trascinarsi questo bubbone sul mare, anche soprattutto in considerazione del fatto che, in molte altre zone, quel lungomare sta effettivamente rifiorendo.

Recentemente il concessionario dell'ex ristorante La vela ha bonificato la sua area dai resti della vecchia sala, approssimandosi alla costruzione di un nuovo edificio: qui probabilmente servirà ben altro, a cominciare da un impegno economico consistente e, soprattutto, un quadro istituzionale chiaro che oggi, per la verità, appare soltanto accennato.


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