Nel corso della conferenza stampa per l’operazione “Chiavi della città”, la parola è andata anche agli uomini della Guardia di finanza.
Così il generale Nicola Altiero, del Comando provinciale di Bari: «Noi abbiamo messo insieme i lavori delle due Procure, abbiamo potuto fare delle riunioni di coordinamento condividendo gli elementi investigativi. Esiste un gruppo societario, che pensate come tante scatole unite tra loro, come dei vasi comunicanti. Lavoriamo dal 2016, spesso in contemporanea, a questa operazione. L’ipotesi che alcune di queste scatole potessero naufragare nella bancarotta non era un problema per Giancaspro, perché lui spostava le risorse finanziarie, secondo i principi appunto dei vasi comunicanti, sulle altre società. Per noi le società del gruppo Giancaspro sono già note in altri contesti, ed è l’inizio di tutto il meccanismo. Il nome dell’operazione dimostra che si consegnavano a Giancaspro le “chiavi della città” tramite gli appalti pubblici posti in essere».
Colonnello Pierluca Cassano, del Nucleo di Polizia economico – finanziaria: «Questa espressione, “chiavi della città”, è usata da Mosconi per essere riuscito a iniziare questo frutto di affari illeciti che aveva dato delle promesse dall’amministrazione. Voglio farvi partecipi che un’indagine del genere è complessa da eseguire. Richiede uno sforzo di tipo intellettivo, professionale, nervoso, notevole. Noi come Gdf dall’introduzione della Legge Severino diamo molta importanza alle indagini sulla cattiva gestione della cosa pubblica. Il Gruppo tutela della spesa pubblica è un gruppo di poliziotti che sa fare tutto: leggere carte, ascoltare persone, pedinarle. Lo dico perché voglio che venga cristallizzato che un’indagine del genere richiede un sacrificio importante di uomini che tutti i giorni leggono decine di migliaia di fogli di carta, e uno sforzo nervoso perché ci si confronta con avvocati, commercialisti».
Colonnello Giacomo Ricchitelli, vice comandante del Nucleo di Polizia economico – finanziaria: «La condotta è grave. Dare “le chiavi della città” a un gruppo criminale, a una associazione a delinquere dedita a questo tipo di reati, significa svendere la propria funzione pubblica, questa è una cosa che ci indigna ogni giorno. Non ci scandalizza più ma ci indigna. Vedere una città costretta a subire ulteriori costi oltre a quelli ordinari, per queste condotte, è una cosa che ci fa spavento. Se i controllori non controllano, non se ne esce».

