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Via Falcone, velobox nuovamente abbattuto. Tomasicchio sbotta: «Sono vuoti e hanno raggirato i cittadini di Trani, mi riservo di adire le vie legali»

Il consigliere comunale di minoranza Emanuele Tomasicchio si è recato questa mattina, «su segnalazione di amici», secondo quanto ha riferito, in via Falcone per verificare lo stato di un velobox abbattuto per circostanze ancora non meglio chiarite.

Un episodio analogo era accaduto il 4 aprile 2018, quando una vettura fuori controllo, nottetempo, aveva urtato e scaraventato sul terreno il manufatto arancione, ammaccandolo in più punti: lo stesso, nello stato in cui era ridotto, era poi stato risollevato e riposizionato nello stesso luogo.

Tomasicchio, realizzando anche un video sul posto, anticipa denunce all'autorità giudiziaria poiché, a suo avviso, a seguito della caduta del manufatto si rileverebbe che questo sarebbe completamente vuoto e, dunque, sarebbe stato foriero di una presunta presa in giro nei confronti dei cittadini.

L'ex candidato sindaco ed altri esponenti del comitato da lui fondato, Articolo 97 hanno anche fatto sapere che il velobox non sarebe in alcun modo collegato alla rete elettrica, e questo rafforzerebbe i sospetti sul fatto che si sia in presenza di una scatola vuota.

I quattro velobox di via Falcone, secondo quanto dichiarato all'epoca dall'ex assessore alla Polizia locale Giuseppe Di Michele, sotto la cui egida furono installati, non sono collegati alla rete elettrica, ma alimentati da batterie interne, per le quali sono stati anche spesi 2mila euro di manutenzione.

Altri 1890 si spesero per i plinti su cui poggiano tre dei quattro manufatti, mentre mai si è conosciuto il costo dei velobox veri e popri.

Va da sé che, se i velobox fossero delle scatole vuote, allora le manutenzioni non avrebbero senso e, a maggior ragione, non si spiegherebbero i soldi pubblici spesi per manutenere quello che non c'è.

La prova indiretta per cui i velobox potrebbero essere effettivamente vuoti deriverebbe, invece, dal fatto che la Polizia locale, dal giorno in cui i velobox furono installati, vale a dire il 27 aprile 2016, non ha mai fatto conoscere se e quante sanzioni abbiano determinato: tale circostanza lascia intendere che quelle quattro colonnine di ferro, verniciato di arancione, siano servite più da deterrente che da vero e proprio strumento di rilevazione di infrazioni al Codice della strada.

Per la cronaca, Tomasicchio ha fatto sapere di avere rivolto all'amministrazione comunale, un anno fa, un'interrogazione cui non è mai giunta risposta.

Sull'argomento aveva preso posizione, nel 2017, anche l'ex consigliere comunale di maggioranza Anna Maria Barresi, affermando con sicurezza che «i velobox sono una bufala, non hanno fatto multe e sono pure illegittimi».

Il movimento Trani a capo, invece, aveva sollevato il dubbio su contenuto e legittimità dei velobox già negli interventi preliminari del consiglio comunale del 25 novembre 2016.

Va da sé che, qualora si voglia affermare nelle sedi giudiziarie la illegittimità di tali strumenti, Emanuele Tomasicchio sarà un osso duro per la prevedibile resistenza in giudizio dell'amministrazione comunale.


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