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Santorsola legge le carte della futura sanità: «Purtroppo, anche Bisceglie presto chiuderà. Trani? È più ordinata e la riconversione procede bene»

A proposito di frasi fatte. Questa mattina, passando per il vecchio ospedale, qui a Trani, mi sono venute in mente due frasi fatte. La prima, “anche l’occhio vuole la sua parte”, era riferita alla piacevole sensazione di ordine e pulizia che, finalmente, dopo tanti anni di disattenzione, la struttura sanitaria offre ai cittadini.

È possibile che ci siano ancora carenze da colmare e progetti da portare a termine ma, sicuramente, i primi passi decisivi verso una assistenza territoriale più adeguata alle richieste dei cittadini sono stati compiuti; lo dimostra, laddove ce ne fosse bisogno, la recente attivazione di una risonanza magnetica avanzata, meritatamente intitolata a Giuseppe Ruta.

La seconda è stata una immagine più classicheggiante: “Se Atene piange Sparta non ride”, collegata alle novità sul reparto di ginecologia ed ostetricia dell’ospedale di Bisceglie.

Per quanto Bisceglie e Trani, al pari delle due antiche città, siano in perenne antagonismo tra loro, quella chiusura non è una notizia di cui gioire: le difficoltà di una città non rendono più facile la vita dell’altra, anzi, il punto nascita diventa sempre più lontano dal nostro centro cittadino e ci saranno difficoltà sempre maggiori per le future gravide!

È probabile, inoltre, che quello della ginecologia sia solo il primo passo verso la chiusura definitiva di un presidio ospedaliero inadeguato dal punto di vista strutturale al quale gli amministratori avrebbero dovuto trovare una vocazione qualificante piuttosto che una disordinata allocazione di unità operative diverse.

Credo sia compito della politica in generale, e mio in particolare, verificare le procedure che hanno portato a questa decisione ed eventualmente porvi rimedio; è mandatorio, inoltre, raccogliere il guanto di una sfida più lungimirante e più moderna: la trasformazione di tutti gli attuali ospedali in presidi territoriali attrezzati e la costruzione di un unico, grande, affidabile ospedale BAT.

Ai tanti “esperti” di organizzazione sanitaria ed a quelli che ancora raccolgono le firme per la riapertura dell’ospedale di Trani chiederei se hanno finalmente capito che la logica della economia sanitaria ci prospetta un futuro in cui i posti letto per acuti saranno sempre di meno ed in cui le diagnosi  richiederanno necessariamente una dotazione tecnologica ed una organizzazione professionale sempre più moderne ed affinate.

Trani si è proiettata in questo futuro in un momento più favorevole dal punto di vista della disponibilità dei fondi e sicuramente riuscirà a trarne maggiori benefici; forse avevo ragione quando suggerivo di non piangere troppo sul latte versato ma di pretendere una riorganizzazione territoriale capace di lenire il dolore per la perdita dell’ospedale.

A questo proposito vorrei chiedere al Sindaco ed al Direttore generale ASL di smettere di perdere tempo: i fondi per la ristrutturazione del palazzo degli Agostiniani giacciono inutilizzati da almeno due anni; si tratta di almeno 5 milioni di euro che potrebbero semplificare le procedure assistenziali nelle periferie e riqualificare la piazza antistante.

L’incapacità ad intercettare questo finanziamento sarebbe una grave colpa da parte della amministrazione nei confronti della comunità.

mimmo santorsola


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