«Quella tipologia di disagio comportamentale determina la necessità di un rapporto "uno a uno", vale a dire un operatore per ciascun soggetto con quel problema. È solo questo il motivo per cui il bambino, oggetto di presunta esclusione dalle colonie estive, non è stato estromesso dalle colonie, ma non avrebbe potuto partecipare ad un determinato tipo di attività, mentre invece è stato ammesso ad un'altra, poiché soltanto lì ci sono operatori in grado di seguire utenti con un disagio».
È quanto precisa l'assessore ai servizi sociali, Patrizia Cormio, a seguito del problema sollevato nei giorni scorsi dal consigliere comunale Raffaella Merra, che aveva lamentato la presunta esclusione di un bambino, con difficoltà nell'articolazione del linguaggio, da attività estive organizzate dal Comune di Trani e realizzate da soggetti convenzionati.
La censura era riferita, anche, al fatto che negli anni passati il bimbo era stato regolarmente ammesso e, pertanto, non si comprendeva il motivo per cui ciò non fosse avvenuto quest'anno.
La risposta da Palazzo di città è che «si era sbagliato negli anni passati - spiega Cormio -, mentre quest'anno si è scrupolosamente osservata la normativa. Ai sensi dell'articolo 105 del regolamento regionale in materia, l'utente viene ammesso nella tipologia di progetto "Trani si anima", che comprende operatori specificamente preparati per stare con bambini con disabilità. Al contrario, non avrebbe potuto prendere parte al centro polivalente per normodotati, ai sensi dell'articolo 104, perché in quel progetto non ci sono persone competenti e idonee per affiancare quel tipo di soggetti».
Per l'assessore, dunque, «non solo non vi è stata alcuna discriminazione, ma si è agito nel pieno rispetto delle regole, nell'interesse primario proprio dei diritti di quel piccolo».
