Nel 2018, i quantitativi di fanghi di depurazione prodotti sono stati così conferiti: il 16 per cento direttamente in agricoltura; il 47 per cento in impianti di compostaggio fuori Regione; il 5 per cento in impianti di compostaggio all’interno del territorio pugliese; il 32 per cento in discarica.
Questo si legge nel rapporto annuale di Legambiente, con riferimento al focus sulla depurazione. Le criticità degli impianti sono notevoli, ma sale il numero delle città virtuose che hanno già trasformato, o sono pronte a farlo, i reflui provenienti dalla depurazione in acque irrigue buone per l'agricoltura. Trani fa parte di queste ed il cigno verde ne dà pubblicamente atto.
Nel Piano per la gestione dei rifiuti urbani la Regione Puglia ha adottato una strategia volta a ridurre la produzione, sostenere il recupero (in particolare il riuso agronomico) e ridurre lo smaltimento in discarica dei fanghi di depurazione.
In linea con il primo di tali obiettivi, nell’ambito della programmazione in essere, è stato approvato un intervento di manutenzione straordinaria per la fornitura di 60 stazioni di disidratazione meccanica, attraverso il quale il gestore ha stimato di ottenere una riduzione fino al 30 per cento del fango da conferire al recapito finale.
Negli ultimi anni, inoltre la Regione ha messo in campo numerose iniziative finalizzate ad incentivare il riuso delle acque reflue in agricoltura, finanziando ben 32 interventi e, precisamente, sugli impianti di Carovigno, San Pancrazio Salentino, Acquaviva, Cassano delle Murge, Fasano, Sammichele di Bari, Gioia del Colle, Barletta, Castellaneta, Castellana Grotte, Santa Cesarea Terme, Trani, Bisceglie, Pulsano, Faggiano, Conversano, Corato, Tricase, Zapponeta, Corsano, Ugento, San Donaci, Gravina di Puglia, Martina Franca, Molfetta, Ruvo-Terlizzi, Palagiano, Massafra, Sternatia-Zollino, Manfredonia, Margherita di Savoia e Taurisano.
