La fondazione Migrantes della Conferenza Episcopale Italiana ha elaborato anche quest’anno il rapporto “Italiani nel mondo 2019”. Si tratta di un quadro sintomatico della situazione che attanaglia in generale gli italiani e soprattutto quelli del sud Italia. Sono due gli aspetti principali che emergono: da un lato c’è chi lascia il sud per cercare lavoro al nord e dall’altro chi abbandona l’Italia per andare all’estero.
In questo quadro emergono anche i dati relativi alla Puglia, alla Bat e a Trani. I pugliesi residenti all’estero sono 361.527 di cui 166.620 donne e 194.907 uomini. Solo nell’ultimo anno le partenze dalla Puglia sono state 5.611 (2.409 donne e 3.202 uomini). Per la nostra provincia, nella Bat gli iscritti all’Aire sono 23.243 (24,3% dai 18 ai 34 anni; 24,0% dai 35 ai 49 anni) e a Trani ne risultano 4.028 su 55.851 residenti.
Sicuramente sono tante le storie di ragazzi del sud, laureati e non, che decidono di lasciare la loro terra per fare fortuna altrove. Questo è il caso di due giovani di Trani, Antonio Giusto e Rosa Cassone che, con diversi percorsi alle spalle, lavorano il primo a Wiesbaden in Germania e la seconda a Bologna.
A 24 anni e con un diploma all’istituto alberghiero, Antonio Giusto da ormai tre anni vive in Germania. «Ho lasciato l’Italia per cercare un lavoro che mi soddisfacesse. Ho avuto esperienze lavorative anche a Trani e nelle città limitrofe, ma la situazione era sempre la stessa: mi ritrovavo a lavorare 12 ore al giorno, ma a fine mese lo stipendio non era adeguato». Ed è proprio sulla condizione lavorativa tedesca che Antonio punta maggiormente l’attenzione: «Qui in Germania ho lavorato prima in una gelateria e ora in una pizzeria. Ho avuto il contratto regolare dopo cinque giorni dall’inizio del primo lavoro e il giorno stesso nel secondo». Ma il ventiquattrenne ha deciso di lasciare Trani non solo per questo: «Ho lasciato la mia città per cercare un futuro migliore: qui tutto è diverso, dai servizi alla pulizia, dalla qualità della vita agli stipendi». Dall’esperienza del giovane tranese la Germania, terra di immigrati e stranieri, sembra essere ben disposta all’accoglienza: «Posso dire che qui all’inizio mi hanno accolto bene. Ovviamente nei primi momenti ho avuto difficoltà con la lingua e sicuramente gli ostacoli aumentano se non conosci neanche l’inglese». Alla nostra domanda se intende, in futuro, tornare nel suo Paese risponde: «Torno in Italia soltanto per rivedere la mia famiglia e i miei amici, ma non tornei a viverci. Quando ti abitui al meglio è difficile tornare indietro».
Se Antonio Giusto ha deciso di lasciare Trani e l’Italia, Rosa Cassone, di 26 anni, ha scelto di rimanere nel suo Paese ma di studiare e lavorare a Bologna. «Dopo la laurea in Scienze dei Beni culturali a Bari, ho studiato Antropologia a Bologna. Attualmente lavoro per un’associazione per le politiche sociali e mi occupo di un progetto per il miglioramento dei tempi di attesa nel pronto soccorso della città. Ma investo la maggior parte del tempo per il teatro, la mia grande passione». L’esperienza di Rosa al Sud non è stata molto positiva per quanto riguarda le possibilità culturali e teatrali: «Non ho trovato grandi opportunità a parte corsi di qualche mese, ma non erano di ampio respiro. Penso che questo gap tra sud e nord sia eliminabile con i finanziamenti e investimenti regionali, provinciali e comunali nella cultura. E questo non è ovviamente gestibile da parte di cittadini e privati». Situazione, invece, molto diversa a Bologna: «Qui sono molto soddisfatta degli stimoli che la città mi dà. Dal punto di vista del lavoro è una regione che offre molti finanziamenti per le attività giovanili e penso di essere stata fortunata perché dopo un mese e mezzo dalla laurea ho iniziato a lavorare». E se intende tornare a Trani dice: «Torno ogni due mesi a Trani e ogni volta che vado via mi assale la malinconia. Ma in questo momento non riuscirei a viverci di nuovo perché a Bologna ho intrapreso un percorso e coltivato affetti».

