«Ancora oggi circa 60 milioni di persone di origine italiana vivono in paesi extraeuropei, e senza dubbio parecchi altri milioni vivono in Europa fuori dei confini italiani: da ciò è possibile desumere che il numero di persone di origine italiana che attualmente risiede fuori dei confini nazionali superi la stessa popolazione residente in patria».
Questo si legge, fra le altre cose, nella introduzione di «Andarsene sognando», il libro di Eugenio Marino edito da Cosmo Iannone presentato domenica scorsa in piazza Longobardi, presso la Biblioteca di Babele, dallo stesso autore intervistato da Angela Maria Pirozzi.
Marino, che è il consigliere politico del ministro per il sud e la coesione territoriale, si è soffermato su un altro aspetto peculiare delle migrazioni italiane: «I nostri connazionali all'estero sono stati però una ricchezza per i paesi che li hanno ospitati o una risorsa per l'Italia che li ha visti partire. Inizialmente si trattava di una manodopera numerosa ed a basso costo, spesso maltrattata e ghettizzata. Poi, però gli italiani all'estero sono riusciti a integrarsi e affermarsi in vari campi». A cantarli sono stati in tanti e l'autore ha assunto, come titolo del libro, un verso di «Ciao amore», di Luigi Tenco.
Angela Maria Pirozzi, che rappresenta perfettamente l'esempio di italiani che si sono affermarti all'estero grazie alla sua lunga esperienza in Canada, dalla quale adesso è tornata, ha raccontato a sua volta di essersi «ritrovata in tutti i sentimenti che sono stati espressi attraverso la canzone ed in questo libro. Per un certo periodo ci si sente veramente stranieri, si avverte di non appartenere al luogo in cui ci si è trasferiti come è stato per me quando sono arrivata in Canada. Ed allo stesso tempo mi risentivo straniera quando ritornavo qui in Puglia, ma queste sono esperienze che ti formano tantissimo perché, come dice Renzo Piano ai giovani, "i giovani devono andare sì all'estero, ma poi tornare per portare l'esperienza positiva qui in Italia". Io penso che effettivamente il valore aggiunto dell'emigrazione di ritorno ci sia tutto, che si debba riportare a casa quello che di positivo si è imparato durante l'esperienza all'estero».

