A distanza di otto anni e mezzo dai fatti contestati, la Terza sezione penale della Corte di Appello di Bari ha assolto il dottor Giuseppe Lorusso, dipendente comunale, dal reato ascrittogli di calunnia perché il fatto non sussiste, revocando anche le statuizioni civili connesse con la sentenza impugnata. Entro 90 giorni avverrà il deposito delle motivazioni.
La sentenza ribalta il giudizio di primo grado, che il Tribunale di Trani aveva emanato due anni fa condannando Lorusso, per lo stesso reato, ad un anno e quattro mesi di reclusione in un procedimento che, invece, aveva visto il suo collega sindacalista Michele Giuliano assolto dalla stessa contestazione.
Tutto nasce da un episodio di aprile 2013 quando, presso l'ufficio di Lorusso, che all'epoca rivestiva la carica di responsabile del Centro informatico di Palazzo di città, si presentarono due operatori della Provincia per acquisire dati, riferendo di essere stati incaricati dal sindaco Luigi Riserbato.
Lorusso offri loro collaborazione, a patto che si identificassero e notificasse loro il Regolamento dei sistemi informativi comunali. A fronte di tale richiesta, i due dipendenti comunicavano a Lorusso di doversi allontanare recandosi dal sindaco.
L'episodio fu oggetto di un comunicato stampa, redatto dal segretario della Csa-Fiadel Giuliano, diffuso da tutte le testate giornalistiche e per effetto del quale il primo cittadino uscente querelò Giuliano e Lorusso.
Quest'ultimo, difeso dall'avvocato Claudio Papagno, ha potuto dimostrare nel giudizio di appello la sua estraneità al reato contestatogli e, con un post sul suo profilo social, ha commentato così: «Giustizia è fatta».
