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Caso Sesta commissione risolto, Cornacchia: «Tempesta in un bicchiere»

Quella di Irene Cornacchia è stata una sfiducia lampo: poco più di 24 ore, il tempo di sedersi intorno ad un tavolo e superare le incomprensioni. E così quattro dei sette consiglieri della sesta commissione consiliare, vale a dire tutti quelli di maggioranza (Patrizia Cormio, Antonio Loconte, Luigi Cirillo e Michele Lops) hanno ritirato mozione di sfiducia protocollato il giorno precedente nei confronti della loro collega, confermandone l'incarico. Neanche a farlo apposta, tempo poche ore ed il sindaco ha nominato i nuovi assessori.

Cosa era accaduto prima? E cosa dopo? «Sinceramente nulla di particolare - risponde Cornacchia -, nel senso che la commissione si è sempre riunita, per l'espressione del suo parere consultivo, ogni qualvolta l'Ufficio tecnico mi passa in forma preliminare provvedimenti che devo portare al vaglio della commissione, per affrontarli collegialmente e poi votarli in consiglio comunale. Ultimamente, dal 20 maggio non ho convocato più alcun'altra commissione semplicemente per il fatto che, al momento, gli uffici non mi avevano ancora passato documentazione. Mi ero interfacciata sia con l'assessore al ramo, sia con dirigente ed impiegati - prosegue il presidente - e loro mi avevano spiegato che, essendo gli uffici oberati di lavori con priorità assoluta, la documentazione mi sarebbe stata passata nei giorni a seguire. Qundi siamo qui in attesa che questa documentazione arrivi, tutto qui: la commissione prosegue nei lavori e quello che si è verificato è solo un problema procedurale».

Ciononostante, qualcuno aveva ipotizzato che l'atto di forza, o presunto tale dei consiglieri firmatari quella nota fosse legato al fatto che, nell'assenza di commissioni, non maturassero gettoni di presenza e dunque si sarebbero sentiti in difficoltà. Cornacchia smentisce con forza: «Le commissioni si devono riunire in prospettiva di un lavoro, quindi se manca quella motivazione è normale che il gettone di presenza non venga dato. Ma di questo un consigliere comunale, nel momento in cui riveste questo ruolo, è perfettamente a conoscenza: si fa il consigliere comunale per servizio, non per il gettone di presenza».


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