«Continuate a servire questa città con la stessa passione, la stessa competenza e lo stesso senso del dovere che avete dimostrato in questi anni». Con queste parole Amedeo Bottaro ha chiuso il suo mandato da sindaco rivolgendosi ai dipendenti del Comune di Trani, in un messaggio d'addio che segue di pochi giorni il «Saluto alla città» tenuto in piazza Libertà, con cui aveva tracciato davanti ai propri concittadini il bilancio di undici anni di governo.
Se quella sera il racconto era rivolto alla comunità tutta, questa volta il sindaco uscente ha scelto di parlare direttamente a chi, lontano dai riflettori, ha tenuto in piedi la macchina comunale: il segretario generale, i dirigenti che si sono avvicendati nel tempo, gli agenti della polizia locale, i funzionari e gli impiegati di ogni settore.
Nel messaggio d'addio Bottaro si sofferma su questo aspetto con una punta di orgoglio personale: «Ho visto giovani dipendenti muovere i primi passi nella pubblica amministrazione, crescere professionalmente, acquisire esperienza, assumersi responsabilità e diventare punti di riferimento per colleghi e cittadini». Una soddisfazione che definisce tra le più grandi dell'intera esperienza amministrativa, quasi a controbilanciare le fatiche e le polemiche che hanno segnato alcune stagioni del suo governo.
Il tono del messaggio è quello di chi chiude un capitolo sapendo di aver costruito qualcosa di duraturo: una struttura burocratica rinnovata, capace di reggere l'urto delle sfide future indipendentemente da chi guiderà la città.
«Porterò con me i volti, le storie, le discussioni, le risate e i momenti condivisi nei corridoi e negli uffici di Palazzo di Città», ha scritto Bottaro, con una nota di malinconia che appartiene a chi lascia un posto che è stato, per undici anni, il centro della propria vita professionale e in larga misura anche di quella personale. Sentimento già emerso in piazza Libertà, quando aveva ricordato il figlio Davide cresciuto quasi senza padre e il proprio padre scomparso nel corso del mandato, senza che ci fosse mai davvero tempo per elaborare il lutto.
Il congedo si chiude con un invito che è anche un passaggio di consegne: che la dedizione dimostrata in questi anni rimanga il metro di misura del lavoro quotidiano, chiunque sieda d'ora in poi sulla poltrona di primo cittadino.
