Nei giorni scorsi è andato in scena il primo Consiglio comunale della nuova amministrazione, chiamato a eleggere il presidente e il vicepresidente dell’assemblea e a completare l’Ufficio di presidenza.
La prima uscita ufficiale della maggioranza non ha regalato particolari sorprese. I consiglieri hanno votato compatti i nomi concordati, mostrando un sorriso rassicurante a quanti, già dalla presentazione della Giunta, avevano ipotizzato malumori, tensioni e possibili fratture interne.
Per il momento, dunque, gli accordi hanno retto. La presidenza del Consiglio comunale è stata affidata a un uomo, mentre Francesca Zitoli è stata eletta vicepresidente. Una nomina femminile importante, che sarebbe ingiusto ignorare o considerare soltanto simbolica.
Allo stesso modo, le donne non sono assenti dalle istituzioni né dai luoghi in cui si amministra. Ricoprono incarichi assessoriali rilevanti, partecipano alle decisioni della Giunta e gestiscono deleghe che incidono concretamente sulla vita della città. Anche Debora Ciliento, espressione del centrosinistra tranese, ricopre un ruolo di primo piano come assessora della Regione Puglia.
Il punto, quindi, non è sostenere che alle donne non vengano affidate responsabilità. Sarebbe una rappresentazione poco corretta della realtà.
La riflessione riguarda, piuttosto, quei ruoli apicali che più chiaramente rappresentano gli equilibri politici di una coalizione: il sindaco, il vicesindaco e il presidente del Consiglio comunale.
Cariche diverse per funzioni e competenze, ma accomunate da un elemento: difficilmente vengono assegnate all’ultimo momento o per effetto di un voto imprevedibile. Sono il risultato di intese, pesi elettorali, rapporti tra partiti e accordi costruiti prima che l’aula consiliare venga chiamata a esprimersi.
Il voto, in questi casi, è pubblico. La decisione politica, invece, viene quasi sempre presa a monte.
Ed è proprio qui che la maggioranza avrebbe potuto compiere una scelta diversa. Non per rispettare una quota o distribuire una concessione, ma per trasmettere un messaggio politico preciso: affidare a una donna uno dei ruoli che rappresentano maggiormente la guida istituzionale e gli equilibri interni della coalizione.
Tutto ciò che è stato deciso è pienamente legittimo. Non vi sono irregolarità e non è in discussione il valore di chi oggi ricopre questi incarichi. La domanda è un’altra: che cosa sarebbe cambiato negli equilibri della maggioranza se la vicesindacatura o la presidenza del Consiglio fossero state affidate a una donna della stessa area politica?
Probabilmente molto poco negli accordi tra partiti. Sarebbe cambiato molto, invece, nel messaggio consegnato alla città.
Sarebbe stata una scelta capace di trasformare le dichiarazioni sulla parità e sulla valorizzazione delle competenze femminili in un atto politico concreto. Perché è relativamente semplice sostenere la partecipazione delle donne; diventa più difficile farlo quando occorre assegnare una delle poltrone considerate decisive.
La nomina di Francesca Zitoli alla vicepresidenza rappresenta certamente un segnale positivo. Ma resta la sensazione che, quando si arriva alla distribuzione dei ruoli di vertice, le abitudini politiche siano ancora più forti delle dichiarazioni di principio.
È un’occasione persa soprattutto per il centrosinistra, che della parità, dei diritti e della rappresentanza femminile ha fatto storicamente una parte importante della propria identità. Principi che acquistano credibilità non soltanto nei programmi e nei discorsi pubblici, ma nel momento in cui si stabilisce concretamente chi deve guidare e rappresentare le istituzioni.
Le prossime nomine negli organismi, nelle società partecipate e nei consigli di amministrazione offriranno una nuova possibilità per dare un segnale differente.
Donne competenti, preparate e autorevoli in città ce ne sono molte. Il problema non è trovarle, ma decidere se affidare loro anche i ruoli che la politica continua a considerare parte della propria stanza dei bottoni.
Aldo Ferrante

