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«Sistema Trani», terminato l'esame degli imputati: il 1mo dicembre la requisitoria del Pm

Il pubblico ministero, Marcello Catalano, terrà la requisitoria con la richiesta delle relative condanne il prossimo 1mo dicembre. Il processo è quello denominato «Sistema Trani», conseguenza dell'inchiesta che alla fine del 2014 determinò alcuni arresti eccellenti ponendo fine anticipatamente al mandato del sindaco Luigi Riserbato.

Nell'udienza fiume di ieri, terminata oltre le 18, la pubblica accusa ha esaminato gli unici tre imputati che si sono resi disponibili a tale scopo: il funzionario dell'Ufficio ragioneria, Sergio De Feudis; l'ex dirigente e comandante della Polizia locale, Antonio Modugno; l'ex responsabile dell'Ufficio appalti, Edoardo Savoiardo. Ha invece reso dichiarazioni spontanee l'ex consigliere comunale Nicola Damascelli.

Gli ultimi due fanno parte del primo filone dell'inchiesta, che il 20 dicembre 2014 vide l'arresto di quegli stessi imputati, nonché del sindaco uscente più altri. De Feudis e Modugno (ma anche Savoiardo) fanno invece parte del secondo filone dell'indagine, che nella primavera del 2016 portò all'arresto del primo e all'iscrizione nel registro degli indagati del secondo.

Nel primo filone il reato contestato a tutti è la turbata libertà degli incanti e, ad alcuni, anche la concussione politica. Nel secondo filone gli imputati sono accusati, a vario titolo, di associazione a delinquere (per De Feudis Savoiardo e Modugno), abuso di ufficio, falso ideologico in atti pubblici di fede privilegiata, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, falso materiale, peculato continuato e aggravato, turbata libertà degli incanti, truffa pluriaggravata, concussione consumata continuata, tentata concussione.

Già prima del processo, però, ma solo per il primo filone, era decaduta l'accusa dell'associazione per delinquere. L'ipotesi era già venuta meno per Riserbato prima dell'udienza preliminare, ma al termine di quella fu esclusa anche a carico degli altri imputati della prima tranche.

Nel dibattimento di ieri il pubblico ministero, così come già aveva fatto nella precedente udienza con gli altri imputati che si sono sottoposti ad esame, ha puntato a verificare aderenze e difformità fra quanto affermato in aula e le dichiarazioni rese negli interrogatori di garanzia (per gli arrestati) e di persone informate dei fatti (per gli altri).

Quanto a Damascelli, l'interesse verteva soprattutto sul ben noto incendio del suo capannone showroom in via Barletta, avvenuto il 16 settembre 2013, del quale l'interessato non ha rivelato il possibile autore ma ha confermato che questi sia facilmente individuabile sulla base di alcune intercettazioni dell'organo inquirente. Damascelli figura nel processo perché ritenuto vicino alla Sicurcenter, che vinse l'appalto della sorveglianza degli immobili comunali a discapito della Vigilanza notturna.

Ma la vera notizia dal giorno, in realtà, sono state le dichiarazioni rese dall'ex comandante dei vigili Antonio Modugno, il quale da una parte ha parlato di un «clima molto teso» durante il suo interrogatorio ai tempi dell'indagine, per effetto del quale potrebbe avere reso all'epoca dichiarazioni non in linea con quelle invece rilasciate in aula.

Modugno, però, ha anche aperto nuovi scenari con riferimento alla composizione della commissione di gara che valutò e aggiudicò proprio l'appalto della vigilanza degli immobili comunali, che come detto rappresenta uno degli aspetti centrali dell'inchiesta.

Ebbene, a detta dell'ex comandante della Polizia locale, difeso da Claudio Papagno, quell'organismo sarebbe stato appositamente costituito cinque giorni dopo la sua rimozione dall'incarico, e ciò perché Modugno aveva sempre fatto sapere all'amministrazione comunale dell'epoca di non essere in alcun modo «manipolabile».

I difensori di sindaco Riserbato e vice sindaco Di Marzio, rispettivamente Mario Malcangi e Domenico Di Terlizzi, hanno contestato le dichiarazioni rese dall'ex dirigente comunale, ponendo in risalto al contrario l'acredine che c'era fra la parte politica e lui, in quanto organo tecnico, documentabile da una serie di procedimenti, anche penali, nei suoi confronti.

In ogni caso va ricordato che tutti i componenti di quella commissione di gara erano stati già prosciolti in sede di udienza preliminare dal Gup e non sono mai entrati a fare parte del processo.

Il collegio presieduto da Giulia Pavese (a latere De Rosa e Buccelli) ha dato alle parti 10 giorni per produrre eventuale documentazione finale e poi ha fissato le prossime quattro date del processo: giovedì 1mo dicembre il pubblico ministero terrà la requisitoria; il 15 dicembre, 12 e 19 gennaio ci sarà la replica delle difese. Ancora da stabilire da data dell'attesa sentenza.


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