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Trani, la pandemia rivissuta in un libro nella «sala d'attesa»

Dopo due anni e mezzo di stop causa pandemia, gli incontri in sala d'attesa dewl laboratorio di Medical humanities, del dottor Maurizio Turturo, in corso Vittorio Emanuele 139, sono ripresi con la presentazione di un libro sulla pandemia: «Vita tua, vita mea», di Chiara Scardicchio, edito da Durango.

«E noi qui ci riconosciamo per le esperienze che abbiamo vissuto durante il lockdown - ha detto Turturo aprendo la serata -. Io ho vissuto il problema da entrambe le parti, come curatore e curato, e ho voluto metaforicamente rappresentare il covid come una barca galleggiante in un mare in tempesta. Durante quel lungo periodo, credo di avere avuto una iper espressione dei miei cinque sensi: ho letto solo negli occhi, ho ascoltato il rumore della natura nel silenzio delle restrizioni, l'olfatto oltre il muro della mascherina».

Quali le conseguenze di tutto ciò? A detta di Turturo, «il libro offre una serie di spunti interessanti, che l'autrice descrive con grande sensibilità».

Felice di Lernia, editore del libro, lo definisce «un materiale da meditare». Basti pensare che la prima pagina del testo contiene una sola frase: «Le case, a volte, sono bombe», che rende inutile l'aggiunta di altro in quella pagina.

Tutto il libro, secondo di Lernia, «è leggero nella forma ma pesante nei contenuti in quanto profondo, problematizzando le cose ovvie. Basti pensare all'odore di lasagna proveniente da altri balconi, e che l'autrice descrive come evocatore di sapori e ricordi, ma proprio oer questo quasi salvifico in quella realtà così dura del lockdown».

Chiara Scardicchio ha confessato che «inizialmente avevo scritto il libro per me. Infatti, eravamo in un tempo di totale e terribile incertezza di un futuro che non conoscevamo. Io, poi, ho una figlia autistica con disabilità grave e per tre mesi non siamo mai usciti di casa. Ho dovuto riproporzionare la realtà e ricostruirmela. Allora quell'odore di lasagna mi ha fatto ritrovare la realtà che ormai avevo perso».

Quanto alla trasgressione delle regole, «il covid è stato solo un evidenziatore che ha marcato meglio il carattere delle persone - ha detto di Lernia -, perché era chiaro che la comunità non sarebbe cambiata».

Fra domande e riflessioni, la serata è filata via con interesse e piacevolezza. Attendendo nuovi incontri, già in fase di programmazione per il 2023.


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