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Sottovia De Robertis, sette associazioni bollano il progetto: «Il quartiere Stadio sarà ghettizzato»

Il 16 novembre scorso il consiglio comunale ha approvato a maggioranza il progetto definitivo di soppressione del passaggio a livello di via De Robertis e la realizzazione di un sottovia veicolare e pedonale.

Un progetto strategico per il quartiere Stadio e per l’intera città.

È la soluzione ideale anche in una prospettiva di incentivazione della mobilità sostenibile e riduzione del traffico, obiettivi delle linee programmatiche dell’amministrazione Bottaro rimasti ad oggi ancora sulla carta?

Questo progetto nasce con forti criticità che, a nostro avviso, scaturiscono dalla mancata condivisione con i cittadini e mancata individuazione di soluzioni alternative più sostenibili.

Obiettivo della mobilità sostenibile deve essere progettare le strade in funzione di tutti gli utenti, dove la convivenza pacifica fra pedoni, ciclisti e automobilisti nasce da un progetto che non pensa prima agli automobilisti e lascia gli spazi residuali a ciclisti e pedoni, ma al contrario immagina la strada percorsa dagli utenti più deboli, anziani, bambini, genitori con i passeggini, diversamente abili, perché le strade devono essere di tutti.

In quest’ottica andrebbe modificata tutta la mobilità della città e attraverso la massiccia introduzione delle zone pedonali, delle Ztl e delle strade residenziali o zone 30, puntare all’obiettivo “città senz’auto” seguendo l’esempio di tante città europee partendo da Pontevedra, passando per Lubiana fino a Parigi.

Non è utopia, è immaginare una città più pulita, più sicura e a misura di tutti.

A Trani purtroppo su questo tema siamo ancora all’anno zero. Nessuna pianificazione, un piano della mobilità sostenibile (Pums) fermo alle sole linee guida datate 2019, ma che di fatto è una mera fotografia dello stato della viabilità e mobilità.

Il progetto del sottovia proposto da RFI al Comune di Trani è un progetto di vecchio stampo che sembra non conoscere il territorio. Già definire il quartiere Stadio un’area “suburbana”, come riportato nella relazione di progetto, fa capire che si è completamente fuori strada.

Il quartiere Stadio è popoloso e ormai parte integrante della città, non è estrema periferia e questo fa intuire come non siano stati presi affatto in considerazione importanti elementi.

Innanzitutto durante tutto il corso dei lavori non si può ghettizzare un intero quartiere. Come potranno oltrepassare lo sbarramento dei binari ferroviari i pedoni? Pensiamo soprattutto agli anziani, ai diversamente abili, ai genitori con passeggino, ai tanti ragazzi che vanno a scuola e quell’ostacolo lo devono superare quotidianamente e anche più volte al giorno.

E ancora, a fine lavori prevista per il 2025, come potranno gli stessi utenti percorrere una lunga rampa, per poi ritornare in piano da via La Malfa fino a via A.M. Di Francia? Come potrà percorrere ben 300 metri, parte dei quali sottoterra, chi non può utilizzare le strette scalette che sbarcano in via Verdi?

Un sottovia largo appena 1,50 metri sarà sufficiente per tutti i pedoni che vanno in entrambi i sensi e soprattutto sarà sicuro durante le ore serali, durante i temporali con le bombe d’acqua che possono rendere impraticabile il percorso nel giro di pochi minuti? In caso di emergenza chi non sarà in grado di correre come potrà salvarsi? In consiglio comunale si è parlato di impegno ad aggiungere la realizzazione di un ascensore, ma nella delibera approvata di questo non vi è traccia e carta canta.

Anche gli automobilisti avranno i loro bei problemi. Una sola corsia in uscita con una curva a gomito pericolosissima, lasciando irrisolto il problema di chi deve entrare in città e senza possibilità per circolari, autobus e mezzi di emergenza di poter passare data l’altezza massima pari a 3,50 metri, tutte limitazioni che condizioneranno pesantemente la viabilità futura.

Al povero leccio secolare di via Togliatti angolo via La Malfa non andrà certo meglio. In quel punto la carreggiata si restringe a 9 metri e non si comprende come sia stato possibile prevedere proprio in quel punto la posizione della minirotatoria che dal sottovia porta alla via Togliatti direzione via A.M. Di Francia. Al povero leccio che aspirava a diventare albero monumentale ora non resterà che spirare.

A noi questo progetto non piace, vecchio, costoso, non studiato in tutti i suoi aspetti. Si poteva fare di più e meglio? Certamente. Siamo ancora in tempo per una modifica sostanziale, ma che sia a vantaggio di tutti i cittadini? Lo speriamo.

Chiediamo all’amministrazione, ai cittadini, al mondo dell’associazionismo, agli ordini professionali degli Ingegneri, degli Architetti e dei Geometri, ai rappresentanti della Soprintendenza e di RFI, un incontro pubblico per discutere in merito alla possibilità di realizzare in alternativa al progetto approvato, un sottovia unicamente ciclopedonale di larghezza adeguata che vada da via De Robertis a via A.M. di Francia compiendo il minor percorso possibile, senza inutili raggi di curvatura che rovinano ben quattro strade, realizzando in uscita la strada già prevista dal Pug che costeggia la ferrovia raccordandosi con la rotatoria dell’ex area Lapietra in via Benedetto Ronchi.

Si potrebbe anche pensare di realizzare un parcheggio per automobili nelle aree dismesse da RFI in modo da consentire a chi viene in auto da fuori Trani, di lasciare la vettura e raggiungere la città a piedi.

Una città che respira senz’auto è possibile ed è un preciso dovere morale verso le giovani generazioni.

Antonio Carrabba per

ASSOCIAZIONE CITTADINANZA ATTIVA OIKOS Trani

ASSOCIAZIONE ESPOSTI AMIANTO e rischi per la salute BAT

ATAD IL PINETO Trani

CITTA’ DELL’INFANZIA Trani

CODACONS Sede locale di Trani

UILDM Trani

UNITRE Trani

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