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Trani, sparatoria all'ex macello: dal carcere ai domiciliari uno dei due indagati ed il Pm impugna l'ordinanza del Gip

Non è ancora chiuso il caso del tentato omicidio di un pescatore, T.G., da parte di Felice Fiore, 21 anni, tuttora ristretto nel carcere di Trani. Per avere moralmente concorso allo stesso reato suo padre, Maurizio, 49 anni, si trova invece agli arresti domiciliari.

Tali misure sono state ordinate dal Giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Trani, attenuando la misura dell'arresto in carcere per entrambi, ma il Pubblico ministero ha appellato l'ordinanza del Gip e adesso chiede al Tribunale del riesame di Bari di annullarla, ripristinando le ragioni alla base della convalida della richiesta di custodia cautelare in carcere per entrambi. La data dell'udienza si conoscerà nei prossimi giorni.

I fatti risalgono allo serata dello scorso 13 dicembre 2022, quando nella zona dell'ex macello comunale avvenne una sparatoria. Prima di essa i Fiore avevano avuto un diverbio in chat con la vittima designata e suo padre.

Infatti, essendo tutti quanti appartenenti all'ambiente della pesca subacquea, fra loro erano sorte divergenze a causa di contravvenzioni, sequestri di attrezzature e relative responsabilità. I Fiore chiedevano agli interlocutori di corrispondere loro 200 euro per delle bombole sequestrate.

All'appuntamento all'ex mattatoio si presentavano inizialmente i Fiore e T.G. Maurizio Fiore gli mostrava un coltello minacciando di colpirlo se si fosse avvicinato, ma non lo utilizzava. Poco dopo i Fiore si allontanavano a bordo della loro autovettura, guidata da Felice, ma vi ritornavano dopo pochi minuti e dal veicolo Felice Fiore scendeva puntando una pistola contro la vittima designata: veniva esploso un colpo che non raggiungeva il bersaglio poiché la persona che Fiore avrebbe voluto colpire si era riparata dietro la sua auto.

A Felice Fiore cadeva poi la pistola, la recuperava, sembrava volesse sparare ancora ma non lo faceva. Nel frattempo arriva una pattuglia di carabinieri in borghese e sempre Felice Fiore, risalito in auto, reagiva al loro ordine di fermarsi forzando il blocco: secondo l'accusa, se non si fossero scansati, ne avrebbe investito almeno uno. Suo padre Maurizio lo invocava invece di fermarsi, prima che i militari sparassero alle gomme ottenendo proprio quel risultato.

La prima misura adottata a loro carico era stata quella del carcere per entrambi, con l'accusa di doppio tentato omicidio, resistenza a pubblico ufficiale ed estorsione. Il Gip ha mitigato le misure a carico di Maurizio Fiore disponendo per lui i domiciliari e riconoscendogli di avere concorso soltanto moralmente nel tentativo di omicidio, contribuendo certamente alla condotta del figlio, ma con minore intensità.

Il Gip ha inoltre dato atto della non sussistenza dell'accusa dell'estorsione a carico di entrambi, poiché la loro azione era mirata ad ottenere la restituzione di quanto presuntivamente dovuto: il reato va quindi qualificato in esercizio arbitrario delle proprie ragioni.

Fiore padre e figlio sono difesi dall'avvocato Enrico Alvisi, che ha già parzialmente permesso di rimodulare il quadro accusatorio, sgomberandolo dall'estorsione (in sede di convalida) e dal tentato omicidio dei militari (in sede di riesame): infatti, dalle immagini delle telecamere si evince che l'auto condotta da Fiore aveva girato al largo e nessun carabiniere si era mai trovato sulla traiettoria del veicolo durante la sua corsa. Adesso il legale dovrà controdedurre l'atto di appello del Pubblico ministero.

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