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Sistema Trani, l'avvocato di Musci: «Un'ingiusta tempesta lo ha travolto. Vi dimostro perché va assolto»

«Sono un avvocato, ma soprattutto un amico dell'imputato. E ho sofferto anche io il trauma di quel maledetto 20 dicembre 2014, data di una tempesta che ha travolto la vita sua e di tante altre persone, oltre che segnare il corso e la storia della vita politico amministrativa di questa città».

Così l’avvocato Amleto Carobello, aprendo ieri le discussioni delle difese dopo la terza ed ultima udienza dedicata alle aringhe dei legali dei quattordici imputati del processo Sistema Trani, che alla fine del 2014 mandò di fatto a casa l’amministrazione Riserbato ed all’inizio del 2016 diede un altro pesante scossone alla macchina comunale.

Carobello difende il collega avvocato ed ex capogruppo del Pdl Maurizio Musci, a carico del quale pende una richiesta di condanna a 2 anni per una presunta richiesta di tangente all’ex presidente della Vigilanza notturna, Vincenzo Giachetti, al fine di fare aggiudicare la gara per la sorveglianza degli immobili alla sua cooperativa.

LA DISCUSSIONE DI CAROBELLO

Io non richiamerò vicende extra processuali, perché sarebbe un'offesa all'intelligenza di ciascuno di noi ed il dibattimento ha già chiarito molte cose. Però c'è un passaggio della misura cautelare a carico di Musci che non si può non richiamare. Mi riferisco alla citazione del "senso civico" di colui che aveva collaborato con l'autorità giudiziaria, Vincenzo Giachetti.

Ma si possono valutare credibilità ed attendibilità di una persona da un verbale? La risposta è che lo stesso Giachetti è imputato nello stesso processo, nell’altro filone, risultando come un corruttore.

Nel merito, a Musci viene contestata la parola "foraggiare", ma non c'è uno straccio di prova. La tentata concussione si fonda sulla sola parola di Giachetti, ma noi dobbiamo chiederci, fra i due, chi sia più attendibile.

Tuttavia, con l'unione dei due filoni nel processo, abbiamo conosciuto bene chi fosse Vincenzo Giachetti, successivamente estromesso dalla Vigilanza notturna. E abbiamo compreso che il dirigente Modugno aveva redatto un bando su misura per la Vigilanza notturna, revocato dal Tar. Poi oggi viene in aula e afferma di non avere presieduto la commissione della seconda gara perché "non manipolabile". Ma qui Giachetti non denunciò nulla, forse perché, perso Modugno, stava già cercando altrove il modo per vincere la gara.

Poi arrivarono l'incendio del capannone di Damascelli ed il suo intervento in consiglio comunale in cui disse di essere stato lasciato solo: dietro quel rogo ci potrebbe essere stata la Vigilanza notturna perché pareva che Damascelli si fosse venduto la gara per la sorveglianza degli immobili in favore della Sicurcenter. Su questo ci sono precise intercettazioni, ma in questo processo non se ne è tenuto conto, né sono stati esaminati possibili testi chiave.

La Procura avviò le intercettazioni dell'utenza telefonica di Giachetti, sospettato di essere mandante di quel rogo: la moglie di Giachetti, subito dopo, decise di collaborare con il Pm Ruggiero, proprio colui che stava indagando sull'incendio del capannone e aveva cominciato ad intercettare suo marito.

La donna, che lavorava n Procura e nella stessa stanza del Pm, parlò dell'incontro fra Musci e suo marito, che riferì essere tornato a casa turbato per la presunta richiesta di tangente da parte dell'amico Musci. Ma prima lei aveva consigliato al marito di non denunciare, perché si sarebbe potuto trovare dall'altra parte. Poi partirono le intercettazioni e parlò.

In ogni caso, all'incontro con la presunta richiesta di tangente non ne seguirono altri: tutto cadde nel dimenticatoio. Anzi, dopo l'incontro del 19 agosto 2013, Giachetti incontrò Musci affinché intercedesse per sbloccare crediti che la Vigilanza vantava presso Amet.

Il secondo filone ci dice che Giachetti era disposto a tutto per ottenere un risultato. Ed in quel periodo di tempo contestato dall’accusa avvenne anche l'incontro con Musci. Ebbene, Giachetti riferì che Musci gli aveva detto che c'erano due società pronte a foraggiare. Musci, invece, di avere saputo da Giachetti che la gara l'avrebbe vinta la Sicurcenter.

All'uscita dallo studio, però, Giachetti non andò a poarlarne con i soci in Vigilanza - che pure dista 200 metri -, ma incontrò Modugno e gliene parlò, altra circostanza che non si può definire certo una coincidenza. E Giachetti assunse il genero in pectore di Modugno, a conferma delle sue condotte discutibili.

Ma veniamo a Musci ed al suo interrogatorio di garanzia del 23 dicembre 2014, tre giorni dopo l'arresto, fortemente voluto nonostante le pessime condizioni fisiche e morali. E disse al Pm che Giachetti gli aveva detto: "Hai visto che si stanno vendendo la gara?". Poi gli chiese una mano per i crediti vantati presso l'Amet. Mesi prima del 19 agosto 2013, data dell'incontro.

Musci dimessosi per essere stato costretto ad avere fatto cose indicibili? Nessun legame con la presunta richiesta di tangente: era solo per motivi politici, perché non reggeva più il modo in cui, da capogruppo, veniva trattato nel partito. A fronte di tutto questo Musci è rimasto cinque giorni in carcere, isolato dagli altri coimputati, ed un mese ai domiciliari prima di essere rimesso in libertà ai primi di febbraio.

Per lui chiedo l'assoluzione perché il fatto non sussiste.

***

Per il secondo filone l’avvocato Maria Rosaria De Cosmo ha discusso per il funzionario dell’Ufficio appalti, Edoardo per Savoiardo, e per gli ex segretari generali Luca Russo e Pasquale Mazzone: avrebbero firmato determinazioni e liquidazioni gonfiate grazie alle manomissioni informatiche del dipendente De Faudis: per loro la richiesta è rispettivamente, di 3 anni e di 8 mesi. Mazzone ha una richiesta di assoluzione perché il fatto non costituisce reato.

LA DISCUSSIONE DI DE COSMO

Il dottor Savoiardo ha sempre legittimamente proceduto a redigere determine di nuovi affidamenti, anziché proroghe, nell'assenza perdurante di gare d'appalto. Solo in due casi ci troviamo in presenza di proroghe tecniche, perché nel frattempo la giunta aveva dato indirizzo al dirigente di fare la gara. Di certo, in un caso e nell'altro, si è sempre trattato di servizi pubblici essenziali e quindi tali da non potersi interrompere. In ogni caso, lui era il compilatore dell'atto cartaceo ma era il dirigente a controfirmato. La sua sigla sulle determine le rende semplicemente tracciabili, ma non è dirimente.

Con riferimento ad un'altra contestazione, Savoiardo non fece mai pressioni su Giachetti per l'assunzione di una donna in Vigilanza, ma lui si limitò a suggerirle di trasmettere il curriculum, avendone effettivamente i requisiti. Dunque, né assunzioni e né denaro da Giachetti a Savoiardo in cambio delle proroghe: solo una busta chiusa che può essere qualsiasi cosa, come poi confermato dall'esame della candidata in aula.

Anche ai dirigenti Russo e Mazzone non si può imputare nulla, perché i fatti hanno dimostrato che le alterazioni informatiche erano causate da De Feudis, o altri, che agivano da soli e non in concorso con i miei assistiti. Da qui la richiesta di assoluzione per tutti e tre perché il fatto non sussiste o per non avere commesso il fatto e, solo in subordine, il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione.

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