La Corte di Cassazione, dichiarando inammissibili i rispettivi ricorsi, ha confermato e resa definitiva la sentenza della Corte d'Appello che aveva condannato gli ex pubblici ministeri del Tribunale di Trani, Michele Ruggiero e Alessandro Pesce, rispettivamente a sei mesi e quattro mesi di reclusione per il reato di violenza privata in concorso.
Nella sua sentenza, di cui si attendono le motivazioni, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi condannando i ricorrenti al pagamento delle spese processuali di 3.000 in favore della Cassa delle ammende.
Inoltre gli imputati sono stati condannati alla refusione delle spese di rappresentanza e difesa sostenute nel giudizio dalle parti civili, per complessivi 4.000 euro oltre accessori di legge.
Entrambi avevano proposto ricorso per Cassazione contro la sentenza di secondo grado che pure aveva visto dimezzate le pene inflitte in primo grado ai due imputati dal Tribunale di Lecce.
I fatti risalgono a ottobre 2015 quando, secondo la ricostruzione della pubblica accusa, durante un interrogatorio dell'inchiesta Sistema Trani, di cui Ruggiero era titolare, «abusando dei poteri e con violazione dei doveri inerenti la loro qualità di magistrati del Pubblico ministero, Ruggiero e Pesce ponevano in essere atti idonei diretti, in modo non equivoco, a costringere con modalità intimidatorie e violenze verbali Roberto Scarcella, legale rappresentante della Italtraff, chiamato a rendere sommarie informazioni quale persona informata sui fatti nell'ambito di procedimenti collegati, rispettivamente loro assegnati, ad accusare se stesso ed altri di rapporti illeciti con il comandante uscente della Polizia municipale di Trani, Antonio Modugno, in relazione ad appalti per la fornitura di apparecchiature elettroniche per la rilevazione di infrazioni al Codice della strada, denominate Photored, commercializzate dalla Italtraff».
I due Pm hanno sempre spiegato di avere solo informato i testimoni circa le conseguenze penali cui sarebbero andati incontro se avessero rilasciato false dichiarazioni.
Per la Corte d'Appello di Lecce, tuttavia, «il chiaro il comportamento dei Pm tranesi appare finalizzato non ad accertare la verità, il che, nel caso di fondatezza dell'ipotesi di corruzione, avrebbe importato la punizione di tutti i protagonisti della vicenda, ma unicamente a raccogliere elementi di prova nei confronti del Modugno. E ciò è confermato dalla circostanza che non risulta che i tre dichiaranti (Scarcella più altri due, ndr) siano mai stati iscritti nel registro degli indagati nell'ambito del procedimento principale».
Il dimezzamento della pena si deve alla «diminuzione per il tentativo», cioè al fatto che la violenza privata sia stata solo tentata e non consumata.
Per il solo Ruggiero, inoltre, pende un doppio rinvio a giudizio, da parte del Gup di Lecce, nell'ambito di due procedimenti separati scaturiti da denunce parallele.
Il primo è riferito all'esposto presentato da Sergio De Feudis, istruttore contabile dell'Area finanziaria del Comune di Trani, imputato nel processo Sistema Trani a seguito di indagine istruita dallo stesso Ruggiero.
De Feudis aveva citato il magistrato sempre per l'ipotesi di violenza privata, per i toni e le pressioni che avrebbe utilizzato nell'escussione di due testi, dalle cui dichiarazioni - ritenute forzate - sarebbe poi scaturito il suo arresto nella primavera 2016. La data di questo processo è stata fissata a marzo 2023.
Il secondo rinvio a giudizio nasce invece dalla denuncia sporta dall'ex vicesindaco, Giuseppe Di Marzio, arrestato insieme con altri odierni imputati del processo Sistema Trani il 20 dicembre 2014.
Di Marzio puntava a dimostrare come il verbale delle sommarie informazioni testimoniali rese dal consigliere comunale Beppe Corrado, durante le indagini preliminari, fosse difforme rispetto al contenuto effettivo dell'interrogatorio, emerso con il rilascio in udienza dei file audio contenenti le registrazioni di quelle Sit.
Si sarebbero così realizzate difformità ed omissioni che avrebbero determinato la decisione di Ruggiero di arrestare di Marzio nell'assenza di condizioni oggettive per farlo. La data dell'udienza relativa a questo procedimento è stata fissata per il 6 giugno 2023.
Giovedì prossimo, 2 febbraio, in quella che potrebbe l'ultima udienza del processo Sistema Trani, le difese potrebbero chiedere di includere agli atti del processo, a disposizione delle valutazioni del collegio, anche la sentenza della Cassazione che consolida quella delle Corte d'Appello su fatti che i legali ritengono strettamente connessi con la decisione che il Tribunale assumerà. Fra gli atti acquisiti dal collegio vi sono già, anche, i due succitati rinvii a giudizio del Pm Ruggiero.
Tale materiale, incrociato con le discussioni delle difese durante le ultime tre udienze, sarà posto dai legali degli imputati sul piatto della bilancia opposto a quello delle richieste di condanna della pubblica accusa.
Peraltro, non appare un caso il fatto che tutti i difensori, a vario titolo, abbiano riconosciuto nell'aula di Corte d'Assise l'equilibrio della posizione assunta dal'attuale pubblico ministero, Marcello Catalano, rispetto a quella del suo predecessore, allo stato oggettivamente mutata da due rinvii a giudizio e, da oggi, una sentenza di condanna passata in giudicato.
