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Impianti pubblicitari rimossi, il Comune di Trani cade in piedi: condannato a pagare 15mila euro, anziché 100mila

Avevano chiesto un risarcimento danni di 100.000 euro: il Consiglio di Stato gliene ha riconosciuti 15.000. Sembra chiudersi così, dopo un lungo contenzioso giudiziario, la vicenda della causa proposta dalla società Studio 5 Outdoor, di Corato, contro il Comune di Trani, in seguito alla rimozione di propri impianti pubblicitari avvenuta a cavallo fra la fine del 2010 e l'inizio del 2011, e dall'operatore ritenuta illegittima.

La Seconda sezione del Consiglio di Stato (Presidente Forlenza, a latere Manzione, Addesso, Boscarino e De Carlo) ha rilasciato lo scorso 14 febbraio la sentenza dopo essersi riservata di decidere nel merito la vicenda nella Camera di consiglio dello scorso 10 gennaio 2023.

Al Consiglio di Stato si era presentata la Studio 5 appellando una sentenza del Tar e proponendo ricorso contro il Comune di Trani avverso il diniego che all'epoca fu espresso relativamente all'istallazione di nuovi impianti, con la conseguente rimozione di altri già esistenti, in forza di quella che sarebbe dovuta essere l'imminente emanazione di un Piano degli impianti pubblicitari, per la cui redazione era stato conferito incarico ad un consulente esterno.

Per l'occasione la società aveva formulato una richiesta di risarcimento danni di 101.102 euro, ma il Tar aveva accolto il ricorso solo per la parte relativa all'annullamento del diniego di rinnovo dell'autorizzazione di installazione di nuovi impianti, mentre aveva respinto la richiesta risarcitoria: infatti, l'aveva dichiarata inammissibile per la mancata produzione dell'onere della prova, oltre che infondata poiché, dalla documentazione prodotta, era emerso che i cartelloni andavano comunque rimossi in quanto privi della prescritta indicazione della proprietà.

In vista dell'appello in Consiglio di Stato, dalle memorie prodotte dalle parti era emerso che il Comune di Trani aveva deciso di dismettere e sostituire i computer, su cui erano archiviati i documenti richiesti dalla società nella sua domanda di accesso agli atti, senza curarsi di recuperarli e salvarli preventivamente. Nel giudizio la Studio 5 era difesa dall'avvocato Sergio Ciccarelli ed il Comune dal responsabile dell'Ufficio legale, Michele Capurso.

Nella loro ricostruzione i giudici romani evincono che «il Comune di Trani, muovendo dalla ricognizione di un diffuso abusivismo nell'impiantistica pubblicitaria, avendo dato incarico ad un esperto per la redazione di un nuovo piano degli impianti pubblicitari sul territorio, ha determinato il diniego sia con riferimento a nuove autorizzazioni, sia con riferimento al rinnovo di autorizzazioni già esistenti come nel caso di specie».

Pertanto, per porre rimedio ad uno stato di fatto comunque favorito da «evidente carenza di monitoraggio e controllo pregresso del territorio, si è addivenuti ad una inaccettabile semplificazione procedurale concretizzatasi nella sostanziale eliminazione fisica della cartellonistica ritenuta eccedente rispetto ai nuovi limiti di superficie ipotizzati». In altre parole il Comune, non sempre con criterio, aveva eliminato sia i nuovi cartelloni abusivi, sia i precedenti, che invece non si sarebbero dovuti asportare.

II verbale delle rimozioni effettuate nei giorni 28 e 29 dicembre 2010 e nei giorni 4 e 17 gennaio 2011, redatto dalla Polizia municipale, menziona 23 impianti pubblicitari in tubi metallici, presumibilmente di proprietà della Studio 5 outdoor, ed elenca dettagliatamente le strade in cui è stata effettuata la rimozione.

Peraltro, la società non avrebbe dimostrato che gli impianti dei quali rivendicava il risarcimento erano gli stessi oggetto di istanza di rinnovo della pregressa autorizzazione.

Ciò premesso, in relazione alla quantificazione del risarcimento proposto, di 101.000 euro, la società lo aveva calcolato per danno emergente, lucro cessante e danno di immagine. Il Consiglio di Stato, invece, ha ritenuto che alla luce della incontestata circostanza che una rimozione generica e generalizzata di impianti della società vi sia stata, possa darsi rilievo alla sola richiesta di danno emergente, calcolato in 14.954 euro oltre Iva.

Tale sentenza diventa adesso un dato storico, che il Comune di Trani chiederà al Tar di acquisire agli atti di un nuovo ricorso nel frattempo proposto dalla Studio 5 contro l'ente (precedente al pronunciamento del Consiglio di Stato), chiedendo lo stesso risarcimento di 101.000 euro a causa della mancata ottemperanza del Comune al giudizio precedente.


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