Dopo Giovanni Di Benedetto, vincitore nelle edizioni 2008 e 2019, ed Antonio Procacci (2006 e 2019), un altro tranese ha vinto il "Premio giornalista dell'anno - Michele Campione", giunto alla sua diciannovesima edizione: il giornalista fotoreporter Nicola Scaringi.
La cerimonia di premiazione si è svolta ieri, a Bari, alla presenza del presidente nazionale dell'Ordine dei giornalisti, Carlo Bartoli. Nel foyer del Teatro Petruzzelli sono stati premiati i giornalisti pugliesi che si sono distinti per il loro lavoro nel corso dell'ultimo anno, alla presenza del viceministro alla Giustizia, Francesco Paolo Sisto, del prefetto di Bari, Antonella Bellomo, dell'assessora alle Culture del Comune di Bari, Ines Pierucci, del procuratore della Repubblica di Bari Roberto Rossi, del rettore dell'Università "Aldo Moro" di Bari, Stefano Bronzini e della presidente del Corecom Puglia, Lorena Saracino.
Scaringi si è imposto nella sezione Radio-Tv, insieme con Luca Ciciriello, in quanto autori di “Altamura. Campo 65, storie di prigionia e d'amore”, servizio andato in onda su Teledehon il 3 giugno 2022.
Questa la motivazione della giuria presieduta da Piero Ricci, presidente regionale dell’Ordine: «Storia e memoria sono le protagoniste di questo reportage realizzato con grande professionalità tra prigionia e amore. Le diverse vite del “Campo 65”, prima i soldati alleati catturati nella seconda guerra mondiale e poi i profughi del Friuli Venezia Giulia, diventano giornalismo di servizio che aiuta la conoscenza».
Nato a Trani nel 1970, figlio del celebre aritsta Ivo, cui è intitolata la pinacoteca di Palazzo Beltrani, Nicola Scaringi è giornalista dal 2000. Da oltre vent'anni, in qualità di filmaker, ha collaborato con emittenti televisive nazionali e internazionali: Rai, Mediaset, Sky Tg24, Tv3 Catalunya, Antenna Tres, ITI Poland, RTP Pourtugal, France 2, BeIN France, BBC, ESPN ed Eurovisione.
«Conoscere la storia per comprendere che una guerra è una guerra e non è un'"operazione speciale" – ha detto Scaringi appena premiato -. E allora cosa può fare il giornalista? Di certo non può cambiare il corso della storia, ma può informarsi, può raccontare i fatti, può invitare ad aprire gli occhi e risvegliare le coscienze. Se avremo fatto questo, forse avremo fatto un buon lavoro».
Breve storia di Campo 65
I lavori per la costruzione del Campo prigionieri di Guerra nr. 65 furono ultimati nel 1942.
Il campo fu realizzato tra le città di Altamura e Gravina, sulla statale 96, su un’area di 31 ettari.
Le 36 baracche presenti contenevano fino a 12.000 prigionieri di guerra alleati: inglesi, sud-africani, neozelandesi, canadesi, ciprioti, palestinesi provenienti principalmente dal fronte di guerra del Nord Africa, in quello che sarebbe diventato il più grande campo per prigionieri di guerra italiano della seconda guerra mondiale.
Durante i successivi due anni, gli internati, perlopiù ragazzi, vissero in condizioni difficili: cronica mancanza di cibo, acqua e igiene. Nonostante tali difficoltà, i prigionieri ebbero la forza di organizzare spettacoli, una band musicale, persino incontri di pugilato. Si creò una mini economia alimentata dalle poche lire concesse ai prigionieri, da baratti con i soldati e da quanto trafugato sui campi limitrofi, da lavoro forzato.
Molti si ammalarono, in 70 circa non ce la fecero. I prigionieri furono, all’approssimarsi dell’armistizio, gradualmente trasferiti in campi nel nord Italia e, successivamente, negli Stalag tedeschi.
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Tornando ai premi vinti da Di Benedetto, il primo arrivò per un pezzo su un bambino adottato da un maresciallo dei Carabinieri, l’altro per un caso di integrazione nel calcio minore: entrambi furono realizzati a San Ferdinando di Puglia. La segnalazione fu per un cane poliziotto amico di una tartaruga.
Quello di Procacci arrivò, invece, nell’ambito della Sezione cultura e costume.



