Sinceramente non pensavo, da consigliere comunale, di essere chiamato questo 29 marzo a mettere la parola fine a questa nostra azienda, almeno per come l’abbiamo sempre conosciuta.
Ho la stessa sensazione di delusione, rassegnazione, frustrazione, rabbia che si prova quando un malato giunge alla fine dei suoi giorni.
Amet era “malata” da tempo, ma negli anni scorsi c’era ancora la possibilità di salvarla. Le cure che si sono volute effettuare erano solo di facciata, cambiando tre Cda solo in questa consiliatura.
Il suo declino viene da “lontano” e una parte preponderante l’ha avuta la politica con la “p” minuscola, quella che ha pensato a questo “gioiello” come una merce di scambio politico/elettorale, invece di capire come rilanciarlo per creare valore non solo all’azienda stessa, ma a tutta la città.
L’altra parte di responsabilità l’ha avuta chi ci ha lavorato e chi ci lavora ancora all’interno, che ha pensato all’Amet come una cosa propria invece di avere a cuore le sorti dell’azienda ed impegnarsi al massimo, invece di mettere i bastoni tra le ruote ad ogni idea che poteva dare una svolta.
Soldi spesi per consulenze che non hanno partorito nulla, anzi che in un certo senso assecondavano le “non scelte politiche” che si volevano portare avanti.
Chi la voleva vendere subito, chi voleva trovare un partner strategico, ma in entrambi i casi è stata la pavidità del sindaco e in ultima di tutta questa amministrazione, unita solo dagli incarichi concessi o che promette di concedere, a portarci oggi a questo infausto epilogo.
Dico questo perché già nella relazione della società di consulenza Inema, ovvero del luglio 2021, erano ancora in piedi due possibilità fattibilissime, ovvero la ricerca di un partner terzo e la vendita dei pod.
Quest’ultima opzione dava un valore di vendita intorno ai 4 milioni di euro, e per la ricerca del partner terzo eravamo ancora in tempo per mettere in modo il procedimento.
La cosa che mi disturba è che tra la relazione di Inema e l’invio al sindaco da parte dell’allora Ad Paolillo passano due mesi: due mesi per inviare una comunicazione, quando bisognava andare velocissimi.
Ma le priorità erano altre per questa amministrazione, ovvero il Pnrr, l’urbanistica e quant’altro, diciamo dove c’è il vero business, quando invece Amet non era più un business per l’amministrazione, ma un debito che bisognava chiudere a tutti i costi.
Si, parlo di debito. Perché nel frattempo dopo anni, nei quali non si è fatta una regolare procedura di recupero crediti la montagna dei debiti era vicina ai 15 milioni di euro, anche grazie ad errori macroscopici fatti all’interno dell’azienda, priva di un vero e proprio controllo interno, portando l’Amet vicino alla bancarotta e salvata solo grazie ad una pezza “contabile” di rivalutazione del patrimonio immobiliare.
Ma questi dipendenti/dirigenti sono ancora lì, perchè pensano di lavorare in una amministrazione pubblica. E questo è inconcepibile, perché gli errori che sono stati commessi sono così grandi che molti oggi non lavorerebbero più già da tempo, e parlo anche di chi avrebbe dovuto controllare. Quindi i soggetti apicali dell’azienda, ovvero dirigenti e quadri.
Arriviamo al famoso consiglio comunale dell’ottobre 2021 in cui io personalmente, insieme con altri consiglieri di opposizione ed anche qualcuno di maggioranza, chiediamo con forza un piano industriale dopo quello che vi ho raccontato prima.
In questo consiglio, dove ricordo che il sindaco non era presente, il vecchio Cda ci assicurava, insieme con la attuale maggioranza, di preparare in tempi ristrettissimi un documento sul quale potevamo prendere una decisione.
Da allora è passato un anno e mezzo, ovvero una eternità sulla problematica e la spada di Damocle è arrivata quando si giunti a conoscenza della scadenza della fine del mercato tutelato per Amet, ovvero il 10 gennaio 2024.
Questo, caro signor sindaco, è una delle sconfitte politiche più pesanti degli ultimi anni, perché si è pensato che, non decidendo, qualcosa sarebbe arrivato “dall’alto”. Ma dall’alto è arrivata una mannaia del valore di 990 mila euro: poca cosa rispetto alla storia ed al potenziale di una azienda che poteva dare ancora tanto.
Voi direte che questi soldi serviranno per potenziare la rete, i trasporti o addirittura che salverete i parcheggi in capo all’Amet, quando ancora nel piano delle opere triennali vedo ancora una finanza di progetto con privati per la gestione dello stesso.
L’Amet è stata utilizzata, e mi riferisco a quello che è avvenuto in questi ultimi decenni, da “banca” sia per la politica (vedi le varie consulenze farlocche o le sponsorizzazioni per gli eventi estivi), sia per qualche “furbo” cittadino che, vicino al politico di turno riusciva a farsi dilazionare il pagamento o addirittura a farlo andare in prescrizione: bastavano appena due anni senza che non fosse partita la comunicazione di recupero credito.
E mi riferisco anche alle varie aziende e piccole imprese che avevano debiti verso l'Amet, anche di grande entità, che non hanno mai più restituito, creando anno dopo anno un buco sempre più grande: se Amet non ci fosse stata avrebbero chiuso molto prima, invece tutto questo alla fine è ricaduto sui cittadini, che oggi vedono la fine di un gioiello che è stato buttato in una palude.
Chiudo con il mio primo ricordo che ho di Amet. Ero da poco arrivato in questa città e da poco, insieme ad alcuni amici, decidemmo come azione politica (fuori dalle istituzioni) di fare luce sulla mancanza di trasparenza di questa azienda, che non pubblicava neanche i bilanci sul proprio sito istituzionale, quando invece era imposto dalla legge.
Il giorno in cui incontrammo il Cda dell’epoca ebbi una strana sensazione, mista tra preoccupazione per quello che era successo e soddisfazione per avere ottenuto i bilanci. Uscendo dalla sede un cittadino, rivolgendosi a tutti noi, ci disse: «È inutile che vi impegnate, tanto questa azienda ormai è destinata alla chiusura, se la sono mangiata tutta».
Li per li non diedi peso a quelle parole, ma oggi che le ricordo e posso dire che i cittadini avevano capito tutto. E siccome questa amministrazione rappresenta la maggioranza dei cittadini, così come le amministrazioni che l'anno preceduta, è cosi che doveva andare, perché sono i cittadini che lo hanno deciso nel momento in cui hanno dato fiducia a questa e alle passate amministrazioni.
Oggi la Politica ha perso, i cittadini tranesi hanno perso compreso me
Consigliere Comunale
Vito Branà
