Nella serata di ieri è venuto a mancare all’improvviso Massimo "Bobo" Gori, classe 1961, che nel 1988-89 vestì la maglia del Trani in C2.
Da calciatore partì dal Rimini, la sua città, e poi vestì numerose maglie, la più famosa delle quali fu quella del Cagliari.
Da allenatore si è distinto nelle categorie dilettantistiche di Romagna e Marche ed infine nel campionato interno sammarinese, per ultimo alla guida del Pennarossa.
Ieri pomeriggio, a Rivazzurra, aveva terminato anzitempo l’allenamento con i ragazzini e da lì a qualche ora un malore l’ha portato via tra la disperazione della famiglia e dei tanti amici che lo hanno conosciuto e gli hanno voluto bene come un fratello.
«Una delle mie esperienze più belle? Quella di Trani in C2, dove giocai 29 partite segnando 4 gol (uno dei quali nell'1-0 sul Teramo comparso nella schedina Totocalcio)- aveva ricordato Gori in una recente intervista -. Squadra composta da giocatori di categoria ed esperti. C’era Gentile che poi sarebbe venuto al Rimini: io creavo spazio e lui si buttava dentro. Facevamo dai 5.000 ai 7.000 spettatori per partita, duemila all’allenamento, e fu una gran bella esperienza. Ci piazzammo quarti, e vinsero due corazzate: Ternana ed Andria. Si stava bene a Trani: se uno voleva lasciarsi andare, c’erano possibilità di svago».
«Apprendo con dolore della scomparsa prematura di Bobo - dice il presidente di quel Trani, Paolo Abruzzese -. Una persona corretta in campo e fuori, tanto che prima della pandemia stava venendo in vacanza in Puglia e passò a trovarmi in negozio. Entrò guardandomi senza parlare: non appena mi salutò dicendomi "Buongiorno presidente", capii subito che era lui. Insieme ricordammo i bei momenti vissuti durante il campionato di C2, quando il calcio a Trani era calcio».
Gori fu soprannominato Bobo perché il fisico tarchiato ricordava quello di Boninsegna. A Trani segnò poco, ma dava tutto in campo dimostrando un fortissimo attaccamento alla maglia. Infatti, quando l'anno successivo passò al Gubbio, fu festosamente accolto dai tifosi che ne avevano apprezzato sin dal primo giorno impegno, serietà e correttezza».
(fonte di parte del testo e di una foto, Altarimini. Foto di copertina, Luciano Zitoli)





