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Trani, deserta anche la seconda gara per la gestione: l'ex «da Felice» rischia di unirsi agli altri ruderi di Colonna

Deserta anche la seconda gara, a vuoto anche il secondo giro. L'ex Pizzeria da Felice resta disabitata e sempre più difficilmente rivedrà la luce nel corso di quest'anno e, soprattutto, prima dell'estate.

Il conseguente rischio, sempre più tangibile, è che possa trasformarsi nell'ennesimo rudere ad un passo dal mare, lungo quel litorale di Colonna che già vanta, purtroppo, una serie di immobili abbandonati a se stessi come gli ex ristoranti di proprietà privata Linda e Trinidad, La lampara di proprietà comunale, nonché le concessioni demaniali, detenute dal Comune, dell'ex sciala de Simone e dell'ex ristorante Cristoforo Colombo.

L'ex pizzeria da Felice rischia fortemente di piombare anch'essa nel degrado dopo essere stata al centro di un braccio di ferro fra l'ultimo concessionario ed il Comune, costretti a confrontarsi nelle aule della giustizia amministrativa a causa del canone da versare: Palazzo di città non lo riteneva congruo;l i concessionario riteneva l'ultima proposta formulata a esosa.

Il Comune ha vinto la causa, il concessionario ha lasciato il bene e l'ente ha proposto l'immobile all'asta per due volte: in entrambi i casi nessuna offerta. Le speranze riposte nella seconda procedura sono state disattese alla scadenza dello scorso 20 marzo 2023: zero offerte e adesso si riparte di nuovo da zero e con la necessità, probabilmente di abbassare ulteriormente l'importo del canone di locazione e quindi la base d'asta.

Eppure il secondo bando pareva più vantaggioso del primo sotto molti aspetti. Intanto si partiva da un importo a base d'asta di 48.000 euro, mentre il primo partiva da un canone annuo di 61.000 euro. La durata della concessione veniva invece confermata: da 6 a 25 anni.

Altra novità, dal capitolato era stato stralciato il rifacimento dei bagni pubblici annessi alla struttura: non sarà più ad opera del concessionario, ma del Comune. Restava fermo, però, l'obbligo di adeguare l'immobile abbattendo le barriere architettoniche. Pertanto, il concessionario avrebbe dovuto realizzare delle opere tali da favorire l'accesso alla terrazza da parte di soggetti con ridotta mobilità, pena il divieto di utilizzarla.

Il sindaco, Amedeo Bottaro, quando la prima gara fu emanata aveva già messo le mani aventi: «Se non dovesse partecipare alcuno andremo immediatamente a ripubblicare il bando di gara con un importo inferiore, ma era nostro dovere impostare una gara così sia nel rispetto della bellezza della città che amministriamo, sia per valorizzare al massimo il nostro patrimonio immobiliare».

Adesso, però, il Comune si ritrova letteralmente con un cerino in mano, perché rischia di svalutare davvero l'immobile se dovesse operare un nuovo sconto sul canone annuale. Non appare causale il fatto che proprio il Piano delle alienazioni e valorizzazioni immobiliari, da approvarsi insieme con il bilancio, non sia stato ancora trattato dalla giunta.

Fra le altre opere richieste dal bando, a carico del concessionario, la demolizione della tettoia metallica nell'area adiacente, insieme con la rimozione del chiosco in materiale plastico. L'area di pertinenza diventerà così una piazzetta che potrà essere attrezzata e gestita secondo la proposta progettuale.

Infine, come detto, il superamento delle barriere architettoniche sia con il predetto riferimento all'accesso in terrazza, sia con l'adeguamento della scala interna alle norme vigenti.


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