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Papa Giovanni, era tutto fermo per un ricorso del Comune di Troia: respinto, finanziamento salvo e si può procedere

Perché i lavori di demolizione e ricostruzione della Papa Giovanni XXIII ancora non partono? La domanda è legittima e, a porsela, sono soprattutto i cittadini e le famiglie dei bambini che, ormai da oltre quattro anni, vedono quella scuola - da fiorente qual era, ma poi chiusa per pericolo di crollo - trasformata in un rudere ormai spoglio di tutto ed in preda al saccheggio di tutto ciò che resta al suo interno.

La risposta, finora, era stata in qualche modo attribuita ad una presunta inerzia del Comune di Trani, che ha proposto la demolizione e ricostruzione di quel plesso scolastico agli interventi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, ottenendo un finanziamento di 5 milioni di euro grazie al quale potrà realizzare un nuovo edificio scolastico di 2500 metri quadrati, per ospitare 266 tra bambine e bambini della scuola dell'infanzia e primaria.

Ebbene, l'amministrazione comunale non è rimasta ferma a causa di sue inefficienze, quanto piuttosto per l'ennesimo groviglio giudiziario, che ha dovuto suo malgrado subire ed a causa del quale si è dovuto difendere.

Infatti il Comune di Troia, il 7 novembre 2022, aveva proposto ricorso presso il Tar del Lazio per l'annullamento della graduatoria nella quale proprio l'amministrazione della città della Capitanata figurava come primo dei comuni non ammessi al finanziamento.

Da qui il ricorso contro il Ministero dell'Istruzione e, quali controinteressati, i comuni di Trani, Ascoli Satriano, Nardò e Bitonto, tutti ammessi a finanziamento con i loro rispettivi interventi e tutti costituitisi in giudizio.

Ebbene, la Sezione terza bis del Tribunale amministrativo regionale per il Lazio - presidente facente funzioni Raganella, referendario Profili, estensore Piemonte - lo scorso 22 marzo ha dichiarato inammissibile il ricorso del Comune di Troia, pronunciandosi definitivamente sullo stesso dopo averlo trattenuto in decisione lo scorso 7 marzo.

Alla base del ricorso proposto dall'amministrazione del Comune dauno una serie di censure. La prima era legata alla datazione storica del suo edificio da demolire, per il quale aveva proposto un progetto dell'importo di 3.800.000 euro.

Dopo avere chiesto ed ottenuto l'accesso agli atti, il Comune di Troia non soltanto chiedeva l'annullamento della graduatoria del 5 maggio 2022, scaturita dal bando con i relativi ammessi e non ammessi, ma anche della nota del 21 ottobre 2022 con cui il Ministero aveva rigettato la richiesta, formulata dallo stesso Comune, di rettifica del punteggio assegnato agli interventi candidati dai comuni di Nardò, Ascoli Satriano, Trani, San Severo e Bitonto.

Il collegio ha preliminarmente ritenuto il ricorso inammissibile, poiché tardivamente proposto oltre il termine di scadenza dei 60 giorni dalla pubblicazione della graduatoria del 5 maggio 2022.

Al netto del ritardo del ricorso presentato, la sentenza del Tar Lazio richiama il fatto che, nell'avviso pubblico cui tutti i comuni avevano partecipato per farsi candidare al relativo finanziamento i propri progetti, era ben specificato che, a parità di punteggio, avesse la precedenza l'edificio scolastico la cui data di costruzione fosse più risalente nel tempo.

In questo caso il testa a testa era fra i comuni di Troia e Bitonto, che avevano totalizzato il medesimo punteggio in graduatoria. Ma Bitonto era stato ammesso al finanziamento poiché il suo edificio scolastico, su cui si proponeva l'intervento da finanziare, risale al 1963, mentre quello di Troia è del 1965.

Ebbene, il dato sulla vetustà degli edifici scolastici, secondo quanto fa notare il Tar del Lazio, «era accessibile a tutti dall'Anagrafe regionale dell'edilizia scolastica e dal Sistema nazionale dell'anagrafe dell'edilizia scolastica, per cui la parte di corrente avrebbe potuto conoscerlo immediatamente senza neppure attendere l'esito del riscontro dell'istanza di accesso».

Il Tar del Lazio ha poi smontato, punto per punto, gli altri motivi di gravame soprattutto con riferimento alla classe energetica degli edifici pubblici adibiti ad uso scolastico oggetto di sostituzione edilizia, circostanza nella quale si chiama in causa anche il Comune di Trani con riferimento alla, presunta, mancata iscrizione dei soggetti certificatori presso il relativo albo regionale.

«Nel caso di specie - chiarisce il collegio laziale -, nell'assenza di una espressa previsione normativa, e non essendo stata posta in dubbio la professionalità e competenza dei tecnici che hanno redatto le certificazioni, gli adempimenti richiesti dalle disposizioni richiamate non possono avere alcuna efficacia costitutiva delle certificazioni, prodotte rispondendo invece unicamente a finalità di catalogazione, ricerca, registrazione e controllo da parte delle amministrazioni competenti in ordine alla condizione energetica di immobili che costituiscono il patrimonio immobiliare nazionale immessi in circolazione. Ne conseguono l'irrilevanza rispetto alle finalità della procedura di finanziamento in questione - conclude il Tar Lazio -, e quindi dei contestati inadempimenti da parte dei comuni controinteressati (fra cui Trani, ndr) e la conseguente legittimità della attribuzione del relativo punteggio da parte del Ministero».

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