Trani, Paola e Bergamo: sono gli istituti penitenziari in cui si svolgerà il progetto "Alleniamoci alla speranza", destinato a partire a fine maggio con 154 ore di attività ed esami per i neo allenatori, da scegliere fra i detenuti adulti: potranno dirigere squadre formate da detenuti delle carceri minorili. Le strutture devono già disporre, come nel caso di Trani, di campi di almeno 40×30 metri.
Il progetto proposto dalla Sen. Angela Anna Bruna Piarulli, attualmente dirigente del carcere di Trani, in collaborazione con l’Aiac è suddiviso in due sotto progetti: il primo riguardante la pratica del calcio per i detenuti minorenni, mentre il secondo relativo all’ acquisizione della qualifica di allenatore per i detenuti adulti, al fine di contribuire ad un loro reinserimento nella vita civile. Alla presentazione anche il Presidente Renzo Ulivieri (Pres. Nazionale Aiac).
Dottoressa Piarulli ci può spiegare cos’è il progetto «Alleniamoci alla speranza?». «Questo progetto nasce dalla mia esperienza ventennale di Direttore di Istituti penali come dirigente nel corso della mia vita professionale ho toccato con mano quali siano gli elementi di criticità che spesso vengono a coinvolgere questi soggetti che hanno commesso fatti illeciti. Noi come Stato, come istituzioni dobbiamo dare delle opportunità, lo sport è un valore assoluto in questo momento è entrato anche in Costituzione, quindi lo sport come elemento di aggregazione, inclusione, abbattimento di tutte le barriere, può costituire un momento di elevato trattamento ma anche può dare un’opportunità lavorativa, è questa la nostra mission cioè quella di dare una speranza a coloro che sono in carcere privati della libertà. «Alleniamoci alla speranza» è proprio dare voce, possibilità concrete con il conseguimento di questo patentino anche a coloro che in questo momento hanno delle possibilità».
Presidente Ulivieri, lo sport toglie i giovani dalla strada in questo caso paradossalmente li rimette, ma in un'altra chiave. «Noi diamo per scontato che lo sport ha grandi valori, il calcio di per sé valori non ne ha, ne ha se ce li mettiamo e quindi lo sforzo nostro, di tutti noi, è quello di metterceli fuori ma anche dentro da qui possiamo perseguire le stesse cose.
Perché avete sposato questo progetto? «Lo avevamo fatto in passato anche da altre parti però dare il titolo, poi l’dea è nata dalla senatrice Piarulli, e a noi questa idea ci è piaciuta e l’abbiamo tirata su insieme ed ora siamo vicini a partire».
È più importante l’aspetto dei calciatori minorenni che vanno istruiti, oppure proprio l’aspetto dei detenuti adulti che imparano a fare gli allenatori secondo lei? «Noi facciamo tutt’è due perché abbiamo il progetto per i minorenni nelle carceri minorili e li giocano con impegno, qui formiamo istruttori, persone che dirigeranno i ragazzi poi, le materie saranno tante e poi ci sono anche gli esami finali».















