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Il bombardamento su Trani ottant'anni dopo: la lapide con i nomi delle vittime e la testimonianza di chi si salvò

Ha letto uno per uno tutti i nomi scolpiti nella pietra il sindaco Amedeo Bottaro, dopo essere personalmente salito su una scala per scostare la bandiera che non cadeva nel momento dello scoprimento della lapide.
Si tratta di quella che ricorda tutte le vittime, civili e militari, del bombardamento aereo anglo-americano del 27 aprile 1943, la tristemente famosa «Pasquetta di sangue» che, da giorno di festa, in pochi attimi si trasformò in tragedia.
A distanza di 80 anni da quel doloroso fatto di storia tranese si è valuta posare in piazza Teatro una lapide commemorativa con tutti i nomi delle vittime, ideale completamento di quella già presente in via Statuti Marittimi, a breve distanza da lì.
Presenti la signora Domenica Sonatore, che martedì scorso ha compiuto 83 anni, e che in quella pioggia di bombe perse l'intera famiglia, e la signora Gaetana Stella, 86 anni, salvatasi sotto il corpo della mamma morta in una delle esplosioni.
Entrambe, commosse, hanno ricordato quei momenti e, soprattutto, fatto notare quanto questo giorno e queste iniziative siano utili perché la città non dimentichi, ma anche perché smettano di cadere le bombe in tutti i luoghi in cui ci sono ancora oggi guerre.
Presenti, al fianco del primo cittadino, autorità religiose, militari e civili in una mattinata poco istituzionale e molto familiare nel clima. Fra questi, anche il consigliere comunale Andrea Ferri, che in quel bombardamento perse il bisnonno, mentre suo nonno diventò grande invalido di guerra.
Era appena trascorso il lunedì dell’Angelo quando inaspettatamente, senza nemmeno il segnale di allarme, furono sganciate su Trani delle bombe, due delle quali caddero in mare e le altre piombarono sulla banchina del porto, danneggiando il teatro comunale e provocando la morte di ben 21 persone. Successivamente, gli apparecchi sganciarono altre bombe sulle casermette di via Corato, provocando la morte di 14 militari.
La guerra in tutta la sua crudeltà lascia ancora oggi una ferita insanabile nella città di Trani, che mai riuscirà a cicatrizzarsi perché la memoria è sempre viva, non può e non deve tentennare rispetto ad un evento che ha segnato la storia di una comunità, la storia di uomini e donne innocenti.
Trani oggi, attraverso un atto dovuto, fa rivivere la memoria e segna ancora una volta la vicinanza alle famiglie di coloro che hanno perso i loro cari
E c’è qualcosa di più profondo che merita attenzione. I ricordi spesso ci guardano sbiaditi, ma la memoria deve rimanere ferma e non può scivolare sulla pietra, ma deve essere raccontata anche nelle scuole, portata sui luoghi che furono dei nostri concittadini, vissuta attraverso fonti scritte e orali.
Abbiamo il dovere di lasciare al futuro ciò che è stato e non deve più essere, nel ricordo di chi ha pagato con la vita.


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