Ci sono storie che meritano di essere raccontate, vite che inevitabilmente per destino o per scelta hanno condizionato l’esistenza di molti, lasciando un indelebile segno in quella che è la storia. Il passato non è poi così lontano – diceva qualcuno- lo possiamo accogliere ancora oggi attraverso le parole, le vicende e le emozioni di chi non può dimenticare. Una di queste storie porta il nome del Fante, Nicolò Cantatore - Croce al merito di guerra - nato a Corato, classe 1914; a raccontarcela sono le sue lettere, scritte in un tempo lontano ma che ancora oggi fanno rumore, una corrispondenza d’amore per la moglie ed il figlio, missive che hanno il sapore amaro di chi ha sacrificato la sua vita per abnegazione alla famiglia e per la patria.
Le lettere, catalogate da suo figlio Benedetto, signore distinto e d’altri tempi che con dedizione le ha raccolte donandole a Trani presso la Biblioteca comunale, sono un atto d’amore per una vita, quella di suo padre, e per tutti coloro che vorranno conoscere un particolare periodo storico, quello della spedizione italiana in Russia durante la Seconda Guerra mondiale.
Signor Benedetto CantatoreBenedetto Cantatore, oggi ottantaduenne, sulle pagine del nostro giornale ci spiega il motivo di questa scelta, raccontando la storia del suo papà affinché non venga mai dimenticata. Nel 1941 molte famiglie italiane videro mariti, figli e nipoti partire per la Russia senza averne mai più notizie, racconta Cantatore: «Nel mese di luglio del 1941, mio padre pur lavorando nel campo vinicolo insieme ad un fratello più grande, a soli tre mesi dalla mia nascita decise di partecipare volontariamente, unitamente all’esercito italiano, alla spedizione in Russia denominata “Armir” (Armata italiana in Russia) nonostante la preoccupazione della famiglia e della moglie, perché io ero nato da poco. Questa scelta fu dettata anche dalla necessità economica, spingendolo ancor di più a partire. Il ruolo di volontariato, a suo dire, sarebbe durato poco tant’è che non si equipaggiò adeguatamente per i freddi mesi che presto sarebbero successi, tanta la convinzione di un immediato rientro.
La mobilitazione venne effettuata nel periodo estivo, infatti lui partì da Trani i primi di luglio raggiungendo quel treno famoso che da Firenze li avrebbe portati poi, dopo altri scali, nella lontana URSS. La guerra ruggiva forte ed ancora più forte era l’ansia di mia madre Olga. Il filo rosso che ci univa erano le sue lettere nelle quali raccontava tutto ciò che avveniva in quel territorio, qual era il suo compito e lo stato d’animo. Nelle missive chiedeva amorevolmente come stessimo, come procedeva la nostra vita, ci faceva anche delle richieste - avvicinandosi i mesi di settembre e ottobre- un equipaggiamento più consono visto l’abbassarsi precoce delle temperature ovvero: scarponi, indumenti più pesanti in quanto il freddo iniziava a farsi sentire con prepotenza fino a -30/35°.
Le settimane passavano e le sue notizie iniziavano a scarseggiare, non sapevamo di bombardamenti o altro, l’Italia era sostanzialmente di appoggio alla Germania poiché Hitler ordinò a Mussolini di inviare i soldati dall’Italia, un contingente sul fronte russo - una rappresentanza - convinto di una veloce conquista, cosa che in realtà non avvenne: la guerra che sarebbe dovuta essere di breve durata si dimostrò intensa e sfiancante.
Passò intanto l’inverno, e alla fine del ’42 mio padre ci inviò una delle sue ultime lettere, poi più nulla…In seguito al suo prolungato silenzio mia madre iniziò a preoccuparsi tant’è che riuscì a telefonare ai diversi ministeri della guerra ma nessuno seppe darci notizie. Le informazioni che riuscivamo ad avere erano sconfortanti, i conflitti erano terminati e c’erano ancora tanti italiani in Unione Sovietica sicché il governo comandato da Stalin - continua Cantatore - richiamò Togliatti il quale si interessò relativamente poco dei nostri prigionieri. Fu lo stesso Stalin a ordinare il cammino (“Davai”) di questi reduci verso il Mar Nero: lì avrebbero trovato presto la libertà e l’aiuto necessario per il ritorno in patria.
Pochi riuscirono, altri invece no! Contestualmente a farla da padrona fu il «Generale inverno» che spietato decimò vite, temperature sotto i quaranta gradi, a questo si unirono: i mitragliamenti aerei, altre migliaia finirono nei lager sovietici (denominati ospedali) nei quali fame e malattie uccisero i più debilitati.
Prosegue Cantatore - queste informazioni sono riuscito poi ad averle col tempo grazie ad un’associazione che si era creata a Milano ovvero l’U.N.I.R.R. (Unione nazionale italiana reduci di Russia) capeggiata da ufficiali che avevano partecipato al conflitto e che poi erano rientrati in Italia. Successivamente ebbi notizie dalla stessa Federazione russa tramite un elenco ufficiale di tutti coloro che purtroppo perirono nei vari lager e, leggendo, trovai anche il suo nominativo con relativa data di morte avvenuta il 31 marzo 1943. Fu sepolto in fossa comune nei pressi dell’odierna città ucraina di Dnipropetrovsk. Sentivamo in cuor nostro che non ce l’avrebbe fatta, vivevamo però con la speranza nel cuore e con il desiderio di riabbracciarlo».
«Da inizio anni ’90 in poi ho lottato per avere delle risposte, le ho avute…ho anche scritto tempo fa all’ex Presidente della Repubblica Ciampi affinché ci fosse un riconoscimento per questi soldati, una giornata o un momento per questi uomini figli della nostra Patria: l’allora Capo dello Stato mi rispose inviandomi una medaglia al Valor militare.
Sarebbe giusto - prosegue Cantatore - intitolare almeno una strada in quel di Trani ad un rappresentante della spedizione italiana in Russia; tempo fa feci richiesta apposita al Comune ma non mi hanno mai risposto».
«Ho voluto donare, in occasione dell’ottantesimo anniversario della spedizione italiana in Russia, queste lettere in copia originale alla Biblioteca comunale di Trani, un dono prezioso, una parte della mia vita, della nostra esistenza e della nostra storia a disposizione di chiunque voglia leggere il ricordo di quelle vicende di 80 anni fa». «Le lettere sono state accolte dalla Biblioteca e proposte al Sindaco, lo stesso che con una delibera ha accettato ringraziandomi per il dono prezioso».
Mi preme ringraziare la Biblioteca Comunale di Trani e i suoi rappresentanti che hanno con interesse ed entusiasmo accettato questa mia concessione.
Il monito è che simili tragedie non vengano a ripetersi e che la pacifica convivenza fra le nazioni possa essere per sempre, a dispetto di chi agita pericolosamente i fantasmi dell’odio e della guerra aizzando ostilità, anche ai giorni nostri.
La storia del Signor Nicolò Cantatore ne sia d’esempio: un papà eroe, un genitore pronto a sacrificarsi per la famiglia e per la sua Patria. La vicenda raccontata da suo figlio Benedetto, oggi portavoce del suo sacrificio, è la conferma che la ricostruzione di quei tragici eventi urla la necessità di essere raccontati, in particolare alle future generazioni, per non essere dimenticata e per non lasciare vano il sacrificio di valorosi Uomini.





