Due settimane fa è stato svolto un sopralluogo ufficiale cui hanno partecipato sindaco, assessore all'ambiente, Polizia locale, Asl Bt ed Arpa. Quest'ultima ha campionato l'aria sulla cava e nella zona ad essa circostante, ma il rapporto ancora non è disponibile. Tutto questo, e quanto prossimo ad essere prodotto, è già sul tavolo della Procura della Repubblica, che dopo sei anni (la cava aveva preso a fumare già nel 2017) è tornata ad indagare allo stato contro ignoti su denuncia del Comune di Trani.
«Attualmente siamo andati molto avanti rispetto a quel sopralluogo – fa sapere il sindaco Bottaro -, perché è vero che Arpa non ha ancora rilasciato il rapporto, ma ha fatto sapere che la situazione in loco è di fatto molto simile a quella del 2017. Così la stessa Arpa ha scritto all'ente competente, la Provincia, che come all'epoca deve aprire il procedimento ai sensi di legge circa l'individuazione del responsabile di una potenziale contaminazione. Nel frattempo, nei giorni scorsi ci siamo riuniti con Arpa, Asl Bt, Regione e Provincia e ci riaggiorneremo a brevissimo. Nell'ipotesi di inerzia da parte del proprietario, sempre ai sensi di legge – conclude il primo cittadino - sarà poi il Comune ad intervenire per eliminare i focolai della potenziale contaminazione».
Alla fine del precedente del 2017 fu accertato che le emissioni erano nei limiti, in quanto provenienti da benzene in combustione: è uno scenario sovrapponibile e quindi non dobbiamo preoccuparci? Oppure, in ogni caso, bisogna intervenire e porre fine a questi focolai? «Entrambe le cose – risponde Bottaro -. La situazione è sovrapponibile e quindi si presume che, come nel 2017, non ci sia nulla di allarmante. Ma ciò non toglie che la situazione vada assolutamente eliminata: bisogna intervenire anche questa volta nello stesso identico modo, con ruspe e trincee, eliminando il focolaio e probabilmente svolgendo anche un'attività più approfondita per la rimozione anche di quei rifiuti che possono essere sempre a rischio incendio».
