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Messa in sicurezza della discarica di Trani, criticità durante i lavori: variante da 113.000 euro per superarle

Una variante da 113.000 euro per completare la messa in sicurezza in emergenza dei tre lotti della discarica di Trani, chiusa da settembre 2014 per ipotizzati problemi di carattere ambientale causati da un cedimento strutturale di una membrana del terzo lotto: attraverso quella fessurazione sarebbe filtrato del percolato finito in falda.

Da allora l'impianto non solo non è più attivo, ma è stato chiuso con ordinanza dal sindaco, Amedeo Bottaro, e di conseguenza sono stati avviati i lavori finalizzati alla sua chiusura definitiva e bonifica, passando per la messa in sicurezza in emergenza tuttora in fase di realizzazione.

Proprio quest'ultima è finanziata con fondi regionali per 6 milioni e mezzo di euro, di cui 4.800.000 per lavori. L'intervento è stato avviato da tempo e, ad oggi, siamo in presenza di una chiusura quasi definitiva dei primi due lotti, completamente colmi, e di una parziale del terzo, riempito per metà prima che arrivasse la chiusura dell'impianto.

Ebbene durante l'esecuzione dei lavori, svolti dall'associazione temporanea d'imprese formata dalle società Gecos e Sintergy, di Andria, per un importo di 4 milioni e mezzo di euro, la direzione lavori ha evidenziato la necessità di eseguire modifiche di dettaglio per fare fronte ad intervenute esigenze realizzative, chiedendone la loro approvazione e realizzazione. In particolare, si tratta di quattro interventi mirati a risolvere altrettanti problemi emersi durante le lavorazioni.

In primo luogo, per la sistemazione del primo e secondo lotto, «le quote rinvenute in sito dell'argine di fondo cava - si legge nel provvedimento con cui il dirigente dell'Area urbanistica, Andrea Ricchiuti - dispone la variante progettuale, sono risultate essere più elevate rispetto a quanto desumibile in fase di rilievo e progettazione».  Sì rende così necessario modulare in maniera diversa gli interventi, richiedendo maggiori quantitativi di geo membrana e inerti, rispettivamente pari a 2.300 metri quadrati e 5.000 metri cubi.

In secondo luogo, «l'argine perimetrale del terzo lotto ha subito, rispetto alle condizioni rilevate in corso di progettazione (per la cronaca il progetto esecutivo risale al 2018, ndr) diversi assestamenti e cedimenti che possono compromettere seriamente la tenuta dello stesso, richiedendo urgenti interventi di sistemazione».

Ed ancora, «la copertura provvisoria del primo e secondo lotto è stata avviata ormai quattro anni fa - rileva il dirigente - e necessita di interventi di manutenzione straordinaria per garantire l'integrità della geo membrana e lo zavorramento. Si ritiene, pertanto, programmare idonei interventi di ripristino».

Infine l'emungimento continuo del percolato, che «ha portato a fine vita l'elettropompa di sollevamento posta a servizio della vasca numero 4, che deve quindi essere sostituita».

I fondi necessari a tali interventi suppletivi, in ogni caso, trovano copertura mediante una ottimizzazione delle lavorazioni di contratto complessive delle offerte migliorative presentate in sede di gara dall'appaltatore: in questa maniera si rendono disponibili quasi 124.000 euro.

Fra le lavorazioni utili ad ottenere tali risparmi, senza peraltro compromettere il buon funzionamento dell'intervento vengono indicati i seguenti interventi: paramento a secco della vasca disperdente, la cui altezza può scendere da due a un metro; eliminazione delle tasche vegetate dei gabbioni le quali, sebbene sarebbero state utili sotto il profilo dell'inserimento ambientale, possono essere rimosse proprio per contribuire alla soluzione delle quattro criticità recentemente incontrate; condotte di mandata delle acque meteoriche, che possono essere direttamente sollevate nelle canalette perimetrali evitando la posa di circa 250 metri lineari di condotte e la realizzazione delle connesse lavorazioni; eliminazione di un misuratore di portata ad ultrasuoni e di una tettoia del gruppo elettrogeno.

Quando la messa in sicurezza in emergenza della discarica sarà completata, allora si passerà alla chiusura definitiva, la gara per i cui lavori è già stata aggiudicata alla Recupero ecologico inerti, che ha sede a Cavallino, in provincia di Lecce, per effetto di un ribasso dell'1,35 per cento rispetto all'importo a base d'asta di 6.100.000 euro, che significa un importo netto di 6.069.000 euro, mentre la spesa complessiva per l'ente, comprensiva di Iva, sarà di 6.686.000 euro. L'importo totale del progetto, finanziato dalla Regione Puglia, è di poco meno di 7 milioni e mezzo di euro.

Ma i lavori non potranno partire se prima non si sarà concluso, anche, il procedimento dell'Autorizzazione integrata ambientale, in corso presso gli uffici regionali, poiché tale riserva era stata già espressamente indicata nella gara d'appalto: allo stato, quindi, non è prevista ancora la sottoscrizione del contratto.

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