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Capitozzature sul verde pubblico di Trani, Legambiente: «Pratica abusata, nonostante i divieti»

Con l’inizio dell’autunno riprende, come ormai consuetudine, il periodo delle capitozzature. Ultimi i devastati alberi della rotonda fra via Superga e Viale Spagna, nel quartiere Sant’Angelo. La rotonda, come da cartelloni pubblicitari installati, sembra essere tra le aree adottate dai privati con regolamento comunale di adozione delle aiuole. Ci chiediamo se questo regolamento presenti, in cambio di pubblicità, una totale “zona bianca” nella cura del verde di quelle aree.

La tecnica delle capitozzature non si riscontra soltanto nelle aiuole adottate dai privati e sulle quali comunque sussiste un onere di vigilanza in capo al Comune, ma la stessa tecnica pare di uso consueto anche da parte dell'azienda affidataria del verde pubblico.
Più volte quest’anno ci siamo trovati a segnalare un uso indiscriminato di questa tecnica estremamente dannosa per il patrimonio arboreo quanto per le nostre tasche, sia mezzo stampa che per vie brevi alle istituzioni incaricate.
Ben poco effetto ha sortito l’invito di partecipazione, rivolto a cariche politiche, tecnici comunali e dell'azienda affidataria della manutenzione del verde cittadino, al forum di formazione e condivisione con l’agronomo arboricoltore Massimo Rabottini organizzato ad aprile, che, nonostante la partecipazione di alcuni amministratori e responsabili del verde pubblico, non ha sortito l'auspicato cambio di atteggiamento nella cura del nostro patrimonio arboreo.

Al di là di qualsivoglia polemica, si intende richiamare quanto disposto dal Ministero dell’Ambiente con il decreto n. 90/2020 “Criteri ambientali minimi per il servizio di gestione del verde pubblico e la fornitura di prodotti per la cura del verde“ nel sancire che “L’aggiudicatario deve evitare di praticare la capitozzatura, la cimatura e la potatura drastica perché indeboliscono gli alberi e possono creare nel tempo situazioni di instabilità che generano altresì maggiori costi di gestione”.

Una concreta operatività ed attenzione alla cura del verde in città dovrebbe evitare potature sbagliate sia dal punto di vista delle tecniche che, spesso, del periodo di potatura, rifacimento dei marciapiedi con probabile taglio netto delle radici dei pini (vedi l’albero caduto in via Zara), restrizione delle formelle fino a divenire veri e propri collari per i tronchi degli alberi (vedi via Imbriani) o annunci, come quello di quest'estate, del previsto taglio di 958 alberi, laddove “solo” poco più della metà risultano da abbattere conformemente allo strumento di censimento del verde pubblico, di cui si dà atto si sia dotato il Comune di Trani.

Pertanto occorrerebbe, prima di interventi così radicali, produrre adeguate perizie che giustificano gli abbattimenti, a fronte dei quali va necessariamente pianificata una concreta di piantumazione di nuovi alberi di comparabile contributo ecosistemico di quelli abbattuti.


Ricordiamo nuovamente, che la Legge n. 10 del 14 gennaio 2013, che modifica la precedente legge del 1992, conferma l’obbligo di mettere a dimora un albero per ogni nuovo nato o adottato (cioè per ogni iscrizione all’Anagrafe Comunale) per tutti i comuni sopra i 15.000 abitanti e che, la medesima legge, impone a ogni amministrazione comunale il deposito, entro due mesi della conclusione del mandato, del bilancio arboreo (contenente il numero di alberi eradicati e piantati in città). 


Si attende quindi di conoscere l’attuale bilancio arboreo della città e, parimenti, si attende ancora l’adozione del regolamento del verde pubblico, commissionato oltre un anno fa e indispensabile per fornire direttive e prescrizioni organiche per gli interventi di tutela, manutenzione e riqualificazione del verde urbano pubblico e privato.

La città necessita, senza aspettare ulteriormente, di un cambio radicale delle politiche di cura, valorizzazione e gestione del verde, di una pianificazione organica e di controlli serrati.

Claudio Di Cugno - Legambiente Trani


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